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Nucleare iraniano,
riparte il negoziato

Dopo cinque mesi di stop, tra poco meno di una settimana riprenderanno i negoziati di Vienna sul nucleare iraniano. Il tema torna così d’attualità anche sulla stampa italiana.
Nel corsivo del giorno sul Corriere si legge ad esempio che “se non si troverà un accordo che ricalchi quello del 2015 l’Iran potrà procedere verso la bomba atomica, Israele non accetterà di perdere il suo monopolio nucleare nella regione e l’America di Biden difficilmente potrà non essere trascinata nel conflitto”. Per il Foglio, che rimarca la debolezza dell’amministrazione Usa in questa partita, “l’Iran si siederà ai negoziati da vincitore”. Con un grave pericolo all’orizzonte per Israele dove non a caso “si parla con sempre più insistenza della possibilità di operazioni militari e raid aerei contro i siti atomici”.

La Stampa intervista Anthony Fauci, l’immunologo consigliere della Casa Bianca nella lotta al Covid. “Si discute se la terza dose debba essere somministrata dopo cinque, sei o nove mesi: qual è il suo verdetto?”, gli viene chiesto. Risponde Fauci: “È una situazione davvero empirica, sotto molti aspetti. La raccomandazione, negli Usa, è di sei mesi o più con il vaccino a mRna e due o più con il Johnson&Johnson. Dipende dai Paesi. In Israele, per esempio, è stata fissata la soglia dei cinque mesi o più. In definitiva non c’è una grande differenza”.

Il Corriere racconta il commovente incontro tra due donne ebree tedesche amiche d’infanzia che non si erano più riviste dal 1938. A farle ritrovare (una vive negli Usa, l’altra in Cile) una ricercatrice della Usc Shoah Foundation, l’archivio “fondato da Steven Spielberg che conserva 55 mila testimonianze audiovisive”.

Il Secolo d’Italia attacca il parlamentare dem Emanuele Fiano. “Il confine che separa l’enfasi dal ridicolo è labile anche in materia di antifascismo”, viene detto a proposito della mozione per vietare l’intitolazione di strade a figure che si sono compromesse nel Ventennio (anche nelle campagne di odio razzista). Così Libero: “La misura è molto stupida, come tutti provvedimenti lineari che non fanno distinguo”.

Su Avvenire Massimo Giuliani racconta la nuova mostra del Meis, Oltre il ghetto. Dentro & fuori. “Il ghetto – scrive – fu ed è un capitolo di storia italiana, un viaggio tra speranze e delusioni, un oscillare tra creatività e frustrazione, che l’esposizione ferrarese fa toccare con mano”. Avvenire si sofferma anche su una mostra parigina dedicata agli ebrei d’Oriente. E nella stessa pagina presenta il saggio di recente uscita Discutere in nome del cielo di Ugo Volli e Vittorio Robiati Bendaud.

“Sono una delle persone che sono state contattate, ma ho ribadito che non sono disponibile: in questo momento non ci sono le condizioni per accettare”. Così Ariel Dello Strologo, presidente della Comunità ebraica di Genova, sull’ipotesi di una candidatura a sindaco in area Pd. Il suo commento è riportato dal Secolo XIX.

Il Foglio anticipa l’intervento dello scrittore Francesco Cataluccio, ospite quest’oggi di una nuova edizione di Gariwo Network. “La Memoria – sostiene – non può essere una cassaforte identitaria. È un’irruzione nel presente di un’esigenza che viene dal passato”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(23 novembre 2021)