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Educazione e antisemitismo

Evidentemente non fa molta notizia e i giornali vi hanno dedicato meno spazio di quel che ci si attendeva. Ed è un peccato perché siamo in presenza di una svolta, un punto fermo importante su cui costruire percorsi didattici inediti e innovativi per le prossime generazioni. Parlo della presentazione delle Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola, un testo che si accompagna alla traduzione in italiano dei sussidi didattici sullo stesso tema proposti dall’OSCE. Per lunghi decenni abbiamo lamentato l’insufficiente attenzione che il mondo della scuola presta sia alla storia degli ebrei, sia alle dinamiche del pregiudizio antiebraico. I libri di testo non contestualizzano in maniera adeguata, gli ebrei compaiono nella storia come meteore prive di effettivo legame con la civiltà europea, e ricompaiono poi come vittime del pregiudizio, perseguitati e uccisi a milioni. Se ne parla, ma non si forniscono adeguati strumenti concettuali e conoscenze di base per collocare il tutto in un quadro coerente. Sicché da un lato gli insegnanti sono mandati allo sbaraglio, privi di risorse e anche, spesso, di conoscenze. E gli studenti d’altro canto fanno fatica a capire e a mettere in relazione fatti e personaggi indicati con il nome di ebrei nei deserti mediorientali di due millenni prima dell’era volgare, per poi ricomparire sempre come ebrei che popolano l’Europa del Novecento.
Ora vengono proposti nuovi strumenti di lavoro, agili e ben concepiti, che segnano l’effettiva attenzione che il Ministero dell’Istruzione riserva a questi temi. Si tratta forse del primo effettivo prodotto di quella Strategia di contrasto all’antisemitismo elaborata in Europa e oggi anche in Italia, grazie al lavoro promosso dalla Coordinatrice nazionale per la lotta all’antisemitismo Milena Santerini. Partire dal basso, dall’esperienza quotidiana di istruzione scolastica, può fare la differenza nel lungo periodo e seminare concetti che aiuteranno le giovani generazioni a smettere di credere acriticamente alle “informazioni” derivate dal web e dai social media, a guardare con occhio critico agli slogan che li bombardano quotidianamente, a imparare a farsi un’opinione partendo da percorsi didattici adeguati e documentati. Si tratta di una grande fatica, ma vale la pena iniziare.

Gadi Luzzatto Voghera, Direttore Fondazione CDEC