moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

“Ebrei di Libia, una storia di speranza
Ma non dimentichiamo il torto subito”

“Un evento che resterà nella storia. Un evento per i nostri nipoti”.
Gino Mantin è il presidente onorario dell’associazione Ebrei di Libia 1967. Oggi, intervenendo ai lavori del convegno internazionale “Storie di rinascita: gli ebrei di Libia” in svolgimento a Roma, si è commosso. L’ha fatto al pensiero dell’importanza che riveste, nell’ebraismo, il passaggio di testimone. Il condividere, in un filo ininterrotto che si dipana da secoli, i propri vissuti, ma anche i propri valori e le proprie emozioni. Quelle degli ebrei di Libia sono state purtroppo anche drammaticamente violente, tra pogrom e persecuzioni che hanno posto fine a una bimillenaria presenza sul territorio non molto più di mezzo secolo fa. Ma sono anche le emozioni di chi ha saputo rimettersi in gioco e ripartire da zero, spesso ancorandosi a un orizzonte saldo di consapevolezza, identità e Tradizione.
Mantin stesso, oggi quasi 90enne, ne è un emblema. Fu proprio lui, insieme alla moglie Giuliana, a salvare da distruzione certa una quantità significativa di rotoli della Torah che poterono poi approdare altrove, lontano dall’inferno scatenatosi in Libia, venendo accolti in luoghi vivi di identità ebraica. Un impegno per assolvere il quale, senza pensarci troppo, di vita mise più volte a rischio la sua.
Sua una delle numerose testimonianze che stanno animando la conferenza organizzata dallo psicanalista David Gerbi in concomitanza con il Giorno nazionale dei rifugiati ebrei dai paesi arabi e dall’Iran istituito nel 2014 dalla Knesset. Protagonisti dell’iniziativa i diretti testimoni dell’esodo forzato, ma anche giovani e studenti della scuola ebraica cui è dedicata la giornata conclusiva del 5 dicembre. Una scelta indicativa della centralità che riveste quel confronto intergenerazionale auspicato, oltre che da Mantin, dallo stesso Gerbi.
Filo conduttore di “Storie di rinascita” la capacità di resilienza e l’apporto al bene collettivo profuso da una comunità che dal suo arrivo in Italia ha saputo svolgere un ruolo vivificante per l’ebraismo sia romano che italiano riconosciuto quest’oggi anche dalla presidente UCEI Noemi Di Segni e dalla presidente della Comunità romana Ruth Dureghello. Una celebrazione mai disgiunta però dalla necessità di ricordare in ogni dettaglio, anche il più sofferto, il torto subito appena pochi decenni fa tra le strade di Tripoli, Bengasi e Misurata.
“Non possiamo e non vogliamo dimenticare. Certe ingiustizie – ha evidenziato Gerbi – non vanno in prescrizione”.