“Mediterraneo, per un futuro di pace
le religioni siano protagoniste”

“Le recenti crisi di Gaza dimostrano, ancora una volta, la necessità di riavviare gli sforzi internazionali a favore del processo di pace. Un cammino che deve portare a una soluzione a due Stati praticabile, giusta e direttamente negoziata tra le parti coinvolte”. Così il Primo ministro Mario Draghi nell’intervento tenuto stamane durante la cerimonia di apertura dei “Rome Med-Mediterranean Dialogues”, la grande conferenza annuale sulla geopolitica del Mediterraneo promossa dalla Farnesina e dall’ISPI. Un incontro, ha sottolineato il premier, che è anche “un’occasione per rafforzare la cooperazione regionale in un’area da sempre fondamentale per il nostro Paese”. Il Mediterraneo, il suo messaggio guardando alle tante sfide aperte nella regione, “non è soltanto un mare o, come si diceva un tempo, un’espressione geografica”.
Tra i molti ospiti della due giorni il ministro israeliano della Giustizia Gideon Sa’ar, chiamato a intervenire sulle varie sollecitazioni investono lo Stato ebraico. Uno sguardo, in mattinata, anche sul contributo al bene comune di identità e comunità religiose. Ad intervenire la presidente UCEI Noemi Di Segni.
Tre, ha fatto notare, le domande cui andrebbero trovate risposte all’insegna di un sano pragmatismo: “Come possono i leader religiosi e le comunità essere più attivamente coinvolti nella discussione pubblica per allargare l’immaginazione delle possibili strategie non violente per costruire la pace e favorire la fratellanza? Quale è la giusta policy per amplificare e facilitare la crescita di questi semi di speranza? In che modo i governi possono investire nel sostenere il significativo potenziale di queste nuove strategie di impegno interreligioso?”.
Di Segni, nel ripercorrere l’arco e il significato di una bimillenaria presenza ebraica in Italia, ha posto l’accento sulla sfida di essere comunità, trasferire determinate metodologie educative, far sì che le voci religiose veicolino messaggi di positività, non essere indifferenti alle catastrofi umanitarie. Come nel caso, citato esplicitamente, dell’Afghanistan.
Di Segni ha ricordato come l’ebraismo inviti sempre all’azione, a rifiutare l’indifferenza: “Magari non potremo finire il lavoro, ma non siamo esentati dal doverlo almeno iniziare”. Tra i temi esaminati anche le distorsioni “da superare sul versante del Dialogo”, ma anche la coerenza che i governi sono tenuti ad esercitare in ogni consesso. Basta, ha detto Di Segni, “al doppio gioco in sedi come quella delle Nazioni Unite. A tutti i popoli del Mediterraneo l’augurio “che la luce della festa di Chanukkah che festeggiamo in questi giorni possa illuminare, in fratellanza, anche il cammino della libertà religiosa”.