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Oltremare – Carmel

In Israele sai che le cose si fanno serie quando viene dato loro un nome. Non che la cosa possa stupire troppo: già Adamo a suo tempo dovette come primo compito umano attribuire un nome a tutto quello che vedeva nel giardino dell’Eden. Luogo che in sé si è poi rivelato altamente problematico di lì a poco, per motivi in questo caso legati a una Hybris apparentemente innata nel genere umano e che si ripresenta continuamente, stante o non stante un ordine diretto e chiaro da parte dell’Altissimo.
Dunque i nomi. Qui di recente compaiono quando una normale pioggia di missili da Gaza richiede una risposta decisa e quindi militare. I giornali si riempiono di questo nuovo nome, sempre e necessariamente biblico, e il messaggio per il pubblico è “le cose si fanno serie”.
E c’è anche un altro lato, se vogliamo più finemente psicologico, della questione: una volta dato, ciò che ha acquisito il nome inizia davvero ad esistere. Diamo nomi ai nostri figli, talvolta con riti complessi e faticosi, ma anche alle nostre automobili per non parlare di cani e gatti. Ciò che nominiamo inizia in quel momento ad esistere, per noi, proprio come per Adamo, e ci obbliga a costruire con esso una relazione.
Quindi possiamo essere moderatamente preoccupati se per la prima volta nella storia i servizi metereologici israeliani hanno deciso di dare un nome, “Carmel” alla perturbazione che da stamane ha colpito il paese. Insomma, non è una guerra. Non è nemmeno una reazione militare ai razzi di Hamas. E non è neanche un uragano e noi non siamo le coste degli Stati Uniti, dai quali prendiamo già troppe pessime abitudini, alimentari e non solo. Ma il nome è stato dato, rinforzato con un appello alla popolazione a non sottovalutare i venti forti e le piogge scroscianti che dovrebbero arrivare. Il paradosso qui è anche che la pioggia la si aspetta sempre quasi quanto il messia, ma quando arriva è sempre emergenza.
Dunque si spera che nessuno sottovaluti questa “Carmel”, ma che magari lei porti alla fine solo l’acqua che serve, senza troppi drammi. Una bella perturbazione senza drammi, ecco quello di cui si ha bisogno in questa stagione che di drammi ne ha finché basta.

Daniela Fubini