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Le pietre cantano

L’autorità militare dei lager aveva pianificato nei dettagli l’impatto fisico e psicologico del campo sul deportato; nei campi di sterminio della Aktion Reinhardt (Bełżec, Sobibòr, Treblinka), a fasi di estremo rigore e ordini perentori urlati in tedesco in faccia ai deportati appena sbarcati dal treno, si alternavano momenti di rassicurazione e quasi di cordialità nei loro riguardi.
I deportati erano accolti da un’orchestra anch’essa di deportati che eseguiva marce e melodie popolari con il precipuo scopo di disorientarli, distaccarli mentalmente dal contesto e inibire eventuali tentativi di ribellione che in quei frangenti si sarebbero facilmente propagati al gruppo.
Il campo di Bełżec fu aperto il 16 marzo 1942 sulla linea ferroviaria Lublino-Leopoli, oltre 430.000 ebrei furono uccisi; Bełżec divenne il principale Lager della popolazione Romanó, da Bełżec 1.000 Roma furono trasferiti presso lo Arbeitslager Krychow e infine a Treblinka.
A Bełżec fu assemblata una piccola orchestra di sei membri (due flautisti, due fisarmonicisti, due violinisti) che si esibiva all’arrivo dei treni e alla distribuzione serale del cibo, durante le procedure di tortura e uccisione, nello spazio tra le camere a gas e le fosse comuni durante le fasi di rimozione dei cadaveri; l’orchestra era altresì cooptata per l’intrattenimento delle SS durante serate di svago e altri piaceri o la domenica presso la caserma delle SS, talora esibendosi in performance vocali.
Il sopravvissuto Rudolf Reder riferì che il 15 novembre 1942, all’arrivo degli ebrei di Zamość, l’orchestra fu obbligata a suonare Es geht alles vorüber e Drei Lilien mentre Azriel Szeps, vicepresidente dello Judenrat di Zamość, veniva torturato a morte; nella primavera 1942 i membri dell’orchestra furono uccisi e l’orchestra fu riassemblata con altri strumentisti.
Il cantore ebreo polacco Israel Bakon, trasferitosi a Berlino, divenne rinomato interprete di canti ebraici, tenne concerti in numerose città europee, nel febbraio 1936 la casa discografica Zemer produsse il suo primo disco; nel 1939 riparò presso lo shtetl di Kolbuszowa, nel 1941 fu trasferito nel Ghetto di Tarnow, nei primi mesi del 1943 fu trasferito a Bełżec, ivi fu ucciso con la moglie e il figlio.
Il campo di Sobibòr fu aperto nel marzo 1942 presso l’omonimo villaggio nel distretto di Lublino, furono uccisi 250.000 ebrei nonché Sinti e Roma; nel pomeriggio del 14 ottobre 1943 a Sobibór scoppiarono sanguinosi moti dei deportati guidati da Aleksandr Pečerskij detto Saša (nell’immagine), tenente e musicista ebreo ucraino dell’Armata Rossa catturato nell’ottobre 1941 dalle truppe tedesche.
Inizialmente Sobibòr non aveva una propria orchestra e i treni in arrivo erano accolti da musica diffusa dagli altoparlanti; il Campo ospitò un artista di cabaret non identificato (olandese o francese) il quale si esibì cantando in diverse lingue e ricevendo altresì il plauso dei militari tedeschi.
Il SS-Hauptscharführer Bruno Weiss era uso deridere i deportati ebrei indossando un talleth (mantello ebraico di preghiera) e facendo intonare il canto Moses, Moses; la melodia è contenuta nel libro di canti Der Kilometerstein: lustige eine Sammlung pubblicato nel 1939 a Potsdam.
Una domenica sera Bruno Weiss insegnò ai deportati le canzoni Oh Herr, gib uns den Moses wieder e Ich bin ein Jude, können Sie durch meine Nase sehen, quest’ultima molto offensiva nei riguardi del popolo ebraico; dai documenti risulta che Weiss sia l’autore di testo e musica di entrambi i pezzi.
Il 3 aprile 1941 il calzolaio polacco Shaul Flajszhakier nativo di Kalisz – detto der Neger per la sua carnagione abbronzata – fu trasferito presso il Ghetto di Lublino e in seguito a Sobibòr dove fu assegnato al reparto calzaturiero; su ordine del comandante Gustav Franz Wagner improvvisò il canto Wie lustig ist da unser Leben da cantarsi in coro a memoria dopo l’appello (Flajszhakier morì durante la rivolta del 14 ottobre 1943 crivellato dai proiettili del Volksdeutsche Klaus Schreiber).
A Sobibòr invalse l’uso odioso da parte delle guardie di costringere i deportati ebrei a intonare in ginocchio canzoni antisemite al termine delle quali dovevano pronunciare Amen; talora i detenuti erano costretti a giacere in bare mentre le guardie intonavano canzoni antisemite.
In contesti di simile depravazione accadeva di recuperare brandelli di umanità durante le ore serali, quando le quotidiane tensioni si affievolivano; alcuni sopravvissuti ricordano nei loro memoriali la bella voce di una non identificata ebrea olandese arrivata a Sobibòr nell’estate 1943 che una notte si diresse verso la caserma del Lager e intonò Mamma son tanto felice di Cesare Andrea Bixio.
Le guardie non mossero un dito, pietrificate.
Nei Lager il musicista avrebbe fatto suonare e cantare persino le pietre; tale immensa capacità del genio umano è da tenere a mente, soprattutto in momenti difficili come quello attuale.

Francesco Lotoro

(29 dicembre 2021)