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Colleyville, fine dell’incubo
In salvo tutti gli ostaggi

Ore di angoscia a Colleyville, in Texas, dove un uomo armato è entrato nella sinagoga della congregazione riformata Beth Israel e tenuto sotto sequestro quattro persone (tra cui il rabbino). La sua richiesta: la liberazione di Aafia Siddiqui, nota come “Lady Al Qaeda” e condannata a 86 anni di carcere per aver sparato a soldati e agenti dell’Fbi. Un blitz ha posto fine al sequestro, con l’uccisione del terrorista e la liberazione degli ostaggi. Al momento dell’irruzione la funzione era trasmessa in livestreaming su Facebook. “Dagli audio, riferiscono i giornali del Texas, si è potuta ascoltare la prima parte della negoziazione fra l’uomo e la polizia. Parlava di Islam, di una sorella detenuta in un carcere americano e della certezza di dover morire presto”, scrive tra gli altri Repubblica. Come ricorda il Corriere in passato l’Isis ha provato più volte “a scambiare Siddiqui, che compirà 50 anni il 2 marzo, con ostaggi americani: da James Foley a Kayla Mueller, entrambi uccisi, fino a Bowe Bergdahl, rapito nel 2009 dal network Haqqani in Afghanistan e liberato nel 2014”. L’America, la sintesi è della Stampa, “ripiomba nell’incubo del terrorismo islamico”.

“Credo che una questione centrale del dialogo ebraico-cristiano debbano essere le nuove forme di antisemitismo. Su questo siano ancora legati al passato, ragioniamo con schemi che dobbiamo aggiornare, sia noi ebrei sia i cattolici. Un altro elemento per noi importante è il rapporto con lo Stato d’Israele”. Così il rav Alfonso Arbib, il presidente dei rabbini italiani, in una intervista con Avvenire alla vigilia della 33esima Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. Per Marco Cassuto Morselli, il presidente della Federazione delle Amicizie ebraico-cristiane in Italia, anche lui interpellato dal quotidiano della CEI, il dialogo “si presenta ormai come una necessità: ogni tanto ci sono dei problemi ma credo sia inevitabile”. Tra i vari appuntamenti in programma domani l’Osservatore Romano segnala il dialogo, al Museo ebraico di Roma, tra il rabbino capo rav Riccardo Di Segni e il cardinale José Tolentino de Mendonça.

Funerale con la svastica a Roma: perquisite le abitazioni di otto militanti di Forza Nuova. Le contestazioni del pm, riporta il Messaggero, sono “riorganizzazione del disciolto partito fascista (legge Scelba), violazione della legge Mancino, istigazione a odio e violenza per motivi razziali, etnici e religiosi”.

“L’onda Omicron finirà solo dopo che le masse saranno state infettate”. È l’opinione espressa da Cyrille Cohen, membro del board israeliano sui vaccini e direttore di Immunologia alla Bar Ilan University, in una intervista con il Fatto Quotidiano.

Lahav Shani, da poco subentrato a Zubin Mehta alla guida della filarmonica d’Israele, racconta al Corriere cosa rende unica questa realtà: “Durante tutta la sua storia e quella di questo Paese non si è mai fermata: non per la Seconda guerra mondiale o quella d’Indipendenza, non per tutte quelle che sono venute dopo. Nel 1991 sotto la minaccia dei missili di Saddam Hussein i musicisti suonavano con le maschere antigas vicino alle sedie”.

Sul domenicale del Sole 24 Ore David Bidussa riflette sull’imminente anniversario degli 80 anni dalla Conferenza di Wannsee. “La Conferenza – ricorda – si chiude senza una decisione sostanziale sul quando, ma diventa ufficiale il come: dalle fucilazioni di massa si passa al gas. Il 15 febbraio 1942 un primo convoglio di ebrei in partenza dalla Slesia arriva ad Auschwitz per la gassazione immediata. È un test”.

Uscirà a febbraio Israele. Una storia in dieci quadri (ed. Laterza), il nuovo libro di Claudio Vercelli. “Israele e la diaspora ebraica: la totale identificazione non finisce per portare acqua al mulino dell’antisemitismo?”, chiede il Riformista all’autore. “Direi di no. Nel senso – risponde Vercelli – che l’antisemitismo non si nutre di elementi o di riscontri strettamente razionali”.

La Stampa parla di “In questi tempi di fervore e di gloria” (ed. Bollati Boringhieri), la biografia di Gaetano Azzariti a cura di Massimiliano Boni. A monte, si legge, “un eccellente lavoro di scavo in un corpus di fonti vastissimo”.

Su Domani un intervento di Michele Sarfatti sul 27 gennaio e sulla “singolare lacuna” della legge istitutiva del Giorno della Memoria il cui titolo e testo “menzionano i ‘campi nazisti’, ma non contengono i vocaboli fascismo, fascisti”.

Claudio Magris, sul Corriere, ripercorre i rapporti tra Italo Svevo e James Joyce nella Trieste di inizio Novecento. Secondo il noto germanista Svevo “probabilmente non si rendeva pienamente conto di ciò che scriveva, di ciò che soprattutto La coscienza di Zeno e gli ultimi racconti significavano e soprattutto avrebbero significato non solo per la letteratura universale ma in particolare per la trasformazione radicale della vita e dell’uomo stesso”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(16 gennaio 2022)