moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Diploma universitario UCEI
Aramaico, un fascino antico e moderno

La lingua aramaica, come l’ebraico, può essere considerato a buon diritto una lingua santa: se ne trovano numerose attestazioni nella Bibbia ed è stata parlata ininterrottamente per migliaia di anni fino ai nostri giorni. La città di Ma’lula in Siria ne è un esempio: qui viene parlata una delle numerose varianti dell’aramaico. Nella lezione di domenica scorsa tenuta in videoconferenza da Michael Ryzhik, professore ordinario di Lingua ebraica medievale e giudeo-italiano e direttore del Dipartimento di Ebraico e Lingue semitiche presso l’Università Bar-Ilan a Ramat Gan, gli studenti del Diploma Universitario in Studi Ebraici UCEI ne hanno appreso diverse informazioni. Diffusa infatti in Medio Oriente in una vasta area che copre tutta la penisola arabica fino a sconfinare in Africa con il ghe’ez e l’amarico, l’aramaico è una lingua semitica molto simile all’arabo e all’ebraico che molto più di quest’ultima è stata parlata, ma che nel mondo ebraico ha lasciato una forte impronta anche nei testi scritti. Basti pensare al Targum Onqelos, la traduzione aramaica della Torah, ma anche alla preghiera del Kaddish, composta in aramaico proprio per giungere direttamente a D-o, senza che gli angeli – assolutamente incapaci di comprendere l’aramaico – possano intercettarla. Il libro della Genesi è estremamente ricco di aramaismi e un versetto di Geremia (10,11) contiene un’attestazione dell’aramaico antico, con la parola אַרְקָ֖א arqa che sta per “terra”. E poi ancora il testo della ketubbà, del contratto matrimoniale, e del ghet, dell’atto di divorzio, entrambi volti a tutelare innanzitutto la parte femminile, non a caso scritti in aramaico, ovvero in una lingua che un tempo era più facilmente accessibile alle donne di quanto non lo fosse l’ebraico. Parole in aramaico tornano a farsi sentire durante Pesach, ma sono entrate anche nell’ebraico moderno, come il termine massoq (םסוק), che significa “elicottero” e deriva da una radice aramaica “salaq” che significa “elevarsi, salire”, corrispondente a quella ebraica del verbo la’alot/עלה. Un viaggio affascinante dunque in una lingua antichissima e moderna al tempo stesso.

(Nell’immagine: la città siriana di Ma’lula)

Samuela Marconcini

(26 gennaio 2022)