Mattarella e il peso
delle parole

Manca ancora qualche giorno al suo insediamento, ma a detta degli esperti Sergio Mattarella avrebbe già iniziato a lavorare al discorso che pronuncerà giovedì pomeriggio in Parlamento e che segnerà l’inizio del suo secondo mandato. “Testimoniare che la parola ha un peso, cioè ha delle conseguenze, che essa non può venire disossata dalla chiacchiera irresponsabile”: questa, secondo Massimo Recalcati (Repubblica), la lezione del Capo dello Stato. Un simbolo culturale e civile al servizio del Paese e in particolare, si legge, “delle nuove generazioni che sono orfane del valore della parola”. Il tutto nel segno del “comandamento biblico che afferma di onorare il padre” e porta con sé “un riferimento esplicito al peso”. È questo, si ricorda, il significato originario del termine ebraico “kavod”. Nel segnalare l’apprezzamento diffuso per la sua rielezione il Fatto Quotidiano menziona lo striscione esposto di recente all’esterno della scuola ebraica di Roma.

Duemila bambini soldato sarebbero rimasti uccisi, negli ultimi sedici mesi, in Yemen. Come scrive La Stampa, gli esperti dell’Onu avrebbero trovato prove “che i ribelli sciiti utilizzano campi e una moschea per diffondere la loro ideologia”. Ai bambini sarebbe stato fatto il lavaggio del cervello con slogan come “Morte all’America, morte a Israele, maledetti ebrei, vittoria all’Islam”. 

Ancora analisi e interventi sul tema Memoria. Luigi Manconi, sulla Stampa, riflette sull’ideologia suprematista dietro l’orrore della Shoah. “Il rifiuto di ogni totalitarismo – si sostiene – è precondizione di qualsiasi dichiarazione di fede democratica, ma comprendere quale sia la natura profonda e unica del nazismo è uno strumento indispensabile”.

A Novara un farmacista no vax ha indossato la pettorina dei deportati nei campi di sterminio. Un’iniziativa caratterizzata dal consueto delirio di parole in libertà nella stessa piazza, riporta La Stampa, “che una settimana fa ha ospitato la Run for Mem”.  

Claudio Magris, sul Corriere, ricostruisce la migrazione di migliaia di ebrei europei che tra 1938. e 1940 salparono da Trieste alla volta della Cina.  Un salvataggio, si sottolinea, che “è una gloria della marineria triestina, che aveva già avuto un ruolo nella migrazione di molti ebrei in Palestina”. Tra le figure su cui si incentra l’articolo quella di Klara Blum, “grande mediatrice tra culture, all’inseguimento di un amore e di un sogno politico”.

Il Secolo XIX dà per imminente l’indicazione di Ariel Dello Strologo, attuale presidente della Comunità ebraica di Genova, come candidato sindaco di centrosinistra (più Cinquestelle) per le prossime elezioni nel capoluogo ligure. Si legge al riguardo: “La settimana che si apre oggi, sul fronte della scelta del candidato giallorosso, potrebbe essere quella decisiva”.

Sul Giornale un lettore scrive con incredibile faccia tosta che il re Vittorio Emanuele III, firmatario delle leggi razziste del ’38, “non fu mai antisemita”. La faccia tosta è anche quella di chi permette che simili tesi siano pubblicate.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(31 gennaio 2022)