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Evoluzione umana e migrazioni,
in Israele una scoperta storica  

Nel 1959 Izzy Merimsky, membro del Kibbutz Afikim, a pochi chilometri dal lago di Tiberiade, stava preparando il terreno per la coltivazione. Rigirando la terra si accorse però di qualcosa di strano. Avvicinandosi, si rese conto di aver portato alla luce reperti di ossa umane, evidentemente molto antichi. Merimsky avvisò subito le autorità e il sito – noto con il nome di Ubeidiya – divenne un luogo di scavi archeologici. Qui è stato scoperto nel 1966 un piccolo osso, una vertebra, che studi recenti indicano come il ritrovamento che potrebbe segnare la storia dell’evoluzione umana. Secondo infatti uno studio di un gruppo di ricercatori israeliani e americani, pubblicato nelle scorse ore sulla rivista Scientific Reports, l’osso risale a 1,5 milioni di anni fa. È la prova più antica di una presenza umana nell’odierna Israele, così come il secondo più antico resto umano trovato fuori dall’Africa. E soprattutto, spiegano i ricercatori, aiuta a dimostrare che l’antica migrazione umana dall’Africa all’Eurasia è avvenuta a ondate. La prima ha raggiunto l’area dell’attuale Georgia, nel Caucaso, circa 1,8 milioni di anni fa. La seconda è arrivata ad Ubeidiya, nella Valle del Giordano, 1,5 milioni di anni fa.
Lo studio è stato un progetto congiunto di ricercatori della Bar-Ilan University, dell’Ono Academic College, dell’Università di Tulsa e della Israel Antiquities Authority. “L’analisi che abbiamo condotto mostra che la vertebra di Ubeidiya apparteneva a un giovane individuo di 6-12 anni”, ha spiegato la professoressa Ella Been dell’Ono Academic College. “Se questo bambino avesse raggiunto l’età adulta, avrebbe raggiunto un’altezza di oltre 180 centimetri. Questo antico umano è simile per dimensioni ad altri grandi ominidi trovati in Africa orientale ed è diverso da quelli di bassa statura che vivevano in Georgia”.
Come spiegano diversi quotidiani raccontando la scoperta, numerosi studi, sia di resti fossili che sul Dna, dimostrano che l’evoluzione dell’uomo iniziò in Africa circa sei milioni di anni fa, quando si differenziò da quella del resto delle scimmie. Poi, circa due milioni di anni fa, gli antichi esseri umani iniziarono a migrare dall’Africa e a diffondersi in Eurasia, un processo noto agli scienziati come ‘Out of Africa’. E Ubeidiya rappresenterebbe uno dei pochi luoghi dove sono emerse prove archeologiche di questa dispersione. “A causa della differenza di dimensioni e forma della vertebra di Ubeidiya e di quelle trovate nella Repubblica della Georgia, abbiamo ora la prova inequivocabile della presenza di due distinte ondate di dispersione”, ha dichiarato il dottor Alon Barash della Facoltà di Medicina Azrieli dell’Università Bar Ilan. “Sembra, quindi, che nel periodo noto come il primo Pleistocene, possiamo identificare almeno due specie di primi esseri umani fuori dall’Africa”.
Ad Ubeidiya, tra il 1960 e il 1999, gli scavi portarono alla luce una collezione di ossa di animali estinti e artefatti di pietra. Le specie fossili includono tigri dai denti a sciabola, mammut e un bufalo gigante, insieme ad animali che non si trovano oggi in Israele, come babbuini, facoceri, ippopotami, giraffe e giaguari.