Un dialogo fragile

In attesa di vedere che piega prenderà il negoziato le città d’Ucraina restano sotto attacco. Lo conferma anche l’impressionante colonna, lunga 60 chilometri, di mezzi militari russi diretti a Kiev. Per le strade del Paese si continua intanto a morire. Tra le immagini che straziano il cuore quella della piccola Polina che il Corriere ha scelto di pubblicare sulla sua prima pagina restituendocela in un momento di spensieratezza. È lei, si sottolinea, “la prima vittima con un volto e un nome del fuoco russo”. La vettura su cui viaggiava insieme ai genitori e ai due fratelli è stata raggiunta dai colpi di alcuni sabotatori agli ordini di Mosca. Tra le vittime del conflitto anche un cittadino israeliano, Roman Brodsky, 37 anni, scambiato dagli ucraini “per un miliziano ceceno” e quindi ucciso, per errore, a un posto di blocco.
Coinvolto nel fragile dialogo apertosi a Gomel anche Roman Abramovich, il proprietario del Chelsea in rapporti sia con Putin che con Zelensky. La richiesta di una sua partecipazione diretta sarebbe arrivata da un produttore cinematografico ucraino che vive a Mosca, Alexander Rodnyansky, che sostiene “che è stata la comunità ebraica di Kiev a fare appello all’oligarca” (Corriere). Il suo ruolo è in evidenza su vari giornali. Scrive Repubblica: “Abramovich ha passaporto israeliano ed è ebreo, come Rodnyansky e lo stesso presidente ucraino Zelensky. Ma tutta la comunità ebraica è stata fondamentale per convincere l’oligarca”. Così Il Messaggero: “La notizia del viaggio, non sembra un caso, è stata data per primo dal Jerusalem Post”. La Verità sceglie un titolo ad effetto: “Spunta la carta degli oligarchi ebrei”. L’Europa assiste a distanza. Gad Lerner, sul Fatto Quotidiano, è tra quanti invocano un impegno più significativo accanto agli ucraini: “Riconoscere il loro diritto alla resistenza senza aiutarli sarebbe non solo ipocrita ma autolesionista”. Proprio oggi il Parlamento italiano sarà chiamato ad esprimersi sulla fornitura di mezzi ed equipaggiamenti. Draghi, rammenta Repubblica, ha chiesto “l’unità di tutte le forze politiche”.

“Non sono spaventato dalla minaccia nucleare: sono spaventato per gli ucraini, ma non credo che siamo più vicini a una Terza Guerra Mondiale di quanto lo fossimo un mese fa”, sostiene Jonathan Safran Foer in una intervista con La Stampa. Gli si chiede anche del rapporto con la terra d’origine della sua famiglia. “Siamo nel 2022 – afferma – e l’Ucraina ha un presidente ebreo che ha vinto in maniera schiacciante le elezioni. Il paese ha fatto un lungo viaggio e il processo mi pare sia accelerato da quanto ci sono andato”.

Sospeso per tre mesi il contratto al segretario comunale di Ferrera Erbognone (Pavia): in passato aveva appeso in ufficio un poster celebrativo del nazismo. Un provvedimento che, comunque, “non ha impedito al Comune di rinnovare il rapporto professionale con il funzionario” (Repubblica Milano).

Su Repubblica si parla di Ebreo, il nuovo libro del parlamentare dem Emanuele Fiano. Per Michele Serra (Repubblica) “ha il pregio (e il coraggio) di calare nella storia privata dell’autore i tanti contenuti saggistici e bibliografici, come se ragionamenti e sentimenti, teoria ed esperienza fossero, gli uni senza gli altri, insufficienti a capire, e a farsi capire”. Su Avvenire invece un’anticipazione da Auschwitz non finisce mai del presidente di Gariwo Gabriele Nissim.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(1 marzo 2022)