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Nulla ci appartiene

“Elle pequdé ha mishkan, mishkan ha ‘edut… Questo è il computo del Mishkan, il Mishkan della testimonianza” (Shemòt 28;31).
Il grande commentatore Rashì si chiede il motivo della ripetizione della parola “mishkan”. A questo risponde il midrash dicendo che il Santo, Benedetto Egli sia, sapeva già della distruzione dei due batté ha miqdash di Gerusalemme (il primo ad opera dei babilonesi, l’altro ad opera dei romani), ma non intendeva rivelarlo al popolo di Israele.
Il messaggio che la Torà e gli esegeti ci danno è che nulla nella nostra vita ci appartiene di diritto, nemmeno le cose “sacre” dedicate al Signore, se non abbiamo la forza di saperle mantenere. Il mishkan prima, il bet ha Miqdash poi, simboleggiavano non la Casa di D-o, ma l’Unità e la Forza del popolo ebraico. Se il popolo non sa mantenere questi due importanti elementi, non può mantenere intatto quello che ne rappresenta il simbolo. Nulla ci appartiene, nemmeno le cose più scontate: esse ci vengono date in prestito e, come tali, abbiamo il diritto di salvaguardarle e proteggerle.

Rav Alberto Sermoneta

(4 marzo 2022)