Il silenzio di Putin

Standing ovation, al Parlamento britannico, per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Tra essere o non essere abbiamo scelto di esistere e vivere”, ha detto attingendo da Shakespeare. E ancora, citando Churchill: “Combatteremo fino alla fine, per mare e per terra. Combatteremo nelle foreste, nei campi e nelle strade”. Riferimenti che hanno messo d’accordo maggioranza e opposizione, che gli hanno tributato un lungo applauso. Ieri da Kiev sono arrivate anche alcune aperture. “Sono disponibile a discutere con i russi su come gestire il futuro del Donbass e della Crimea, ma non le lascerò arrendendomi”, il messaggio di Zelensky. Sull’altro versante però, scrive tra gli altri Repubblica, “è il silenzio di Putin a non consentire di vedere la pace”.
Continua ad amplificarsi un dramma umanitario dalle proporzioni ormai catastrofiche. “Guardare la gente che si arrampica ai treni è l’incubo ricorrente della storia europea ed è personalmente ancora più sconcertante vedere ripetersi una tragedia che conosciamo fin troppo bene in un posto per me così familiare” afferma lo scrittore Daniel Mendelsohn, intervistato dal Corriere. Nel corso del colloquio si parla anche di Shoah e collaborazionismo locale: una ferita indelebile. Ciò detto, il fatto “che ci sia un presidente ebreo dice molto di come le cose sono cambiate, e ci ricorda che la storia va avanti, che oggi gli ucraini hanno diritto a difendere il loro Paese”.
Sul versante diplomatico resta in evidenza la possibile funzione di Israele come mediatore fra le parti. Ne scrive Il Foglio, soffermandosi in particolare sul ruolo svolto dal ministro Zeev Elkin (che è originario dell’Ucraina) nella missione dello scorso Shabbat a Mosca. Per La Verità dietro l’attivismo negoziale dello Stato ebraico, tra i più esposti in questi giorni, ci sarebbe “il rilancio del gasdotto Eastmed”. Sul Quotidiano Nazionale uno dei temi che si vanno a toccare è quello dei cosiddetti “mercenari”. Il giornale parla di americani e israeliani impiegati su entrambi i fronti “per proteggere persone di spicco”.

Mattia Feltri, nel suo Buongiorno sulla Stampa, si richiama a Simone Weil e alla sua militanza antifascista: “Ho pensato che c’è nulla di più pacifista che invocare una guerra ‘con o senza speranza di successo’”. Peter Gomez, direttore del sito del Fatto Quotidiano, dice di avere un’unica certezza. Quella di Albert Einstein: “Dopo la terza guerra mondiale, la quarta verrà combattuta con pietre e bastoni”. Repubblica segnala le minacce di un utente social al direttore Maurizio Molinari: “Smettila o ti consegniamo a Mosca”.

L’8 marzo romano è stato caratterizzato dall’intitolazione di una strada a Rita Levi-Montalcini. Il Corriere riporta alcune considerazioni del sindaco Roberto Gualtieri, intervenuto allo svelamento della targa: “Donna, ricercatrice ed ebrea nell’Italia degli anni Trenta, fuggì e realizzò in giro per il mondo scoperte straordinarie”.

Avvenire presenta il nuovo libro di Frediano Sessi, Il bambino scomparso. Una storia di Auschwitz, dedicato al piccolo Luigi Ferri (che vi fu deportato 11enne). Spiega l’autore: “Mi sono trovato di fronte un uomo molto anziano con una memoria straordinaria. Ma il trascorrere del tempo non ha lenito le sue ferite”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(9 marzo 2022)