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Anziani di Sion e legalità

Ha ragione Roberto Coen a giudicare “pericolosa” la sentenza con cui la giudice Chiara Mastracchio ha deciso il non luogo a procedere nei confronti del senatore Elio Lannutti (scritto sbagliato, con una sola t, nella sentenza emessa dal tribunale di Terni). L’esponente politico aveva indicato sui social il testo dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion come fonte autorevole e credibile per “spiegare” le dinamiche di potere che governerebbero il mondo degli affari e dell’alta finanza. In poche parole (come al solito) i banchieri ebrei sarebbero padroni del destino del mondo.
La giudice non ha faticato a riconoscere nella stessa sentenza che l’intento dell’articolo fatto circolare da Lannutti fosse “certamente espressivo di idee antisemite”, e tuttavia si è richiamata agli articoli della Costituzione e del Codice penale che difendono il diritto dei parlamentari di esprimere liberamente le loro idee per dichiarare la non perseguibilità del senatore. Bella prova di coerenza istituzionale, complimenti vivissimi.
In pratica lo Stato italiano nomina una Coordinatrice per la lotta all’antisemitismo, investe risorse per istituire una commissione che elabora una strategia nazionale di contrasto all’antisemitismo, produce un pregevole documento come le linee guida sull’insegnamento in ambito scolastico in materia di antisemitismo, promuove in ogni dove azioni di tutela delle comunità ebraiche in senso materiale e morale,… ma poi permette che un parlamentare usi pubblicamente espressioni antisemite perché questo rientrerebbe nelle sue prerogative di carica.
Gentile giudice, qui i casi sono due: o è sbagliata la lettera della Legge, o è errata la sua interpretazione. Personalmente propendo per la seconda opzione. La salvaguardia della libertà di pensiero e parola dei cittadini eletti in Parlamento è sacrosanta ed è alla base della nostra Costituzione. Tuttavia, l’esistenza di un limite (da stabilire, ma in questo caso piuttosto evidente, e un giudice ha in questo senso ampia discrezionalità) cui quella libertà si deve adeguare è altrettanto certa. Se non si comprende questo, non passerà molto tempo prima che qualche altro parlamentare faccia il saluto romano in aula, o esponga una bella svastica al suo balcone, richiamandosi ai medesimi articoli di legge che hanno permesso al tribunale di Terni di mandare assolto l’imprudente senatore. Lo faranno, e non varrà neppure la pena di istituire un processo penale per condannarli, perché verrebbero assolti sulla base di questa sentenza sbagliata e inopportuna.

Gadi Luzzatto Voghera, direttore Fondazione CDEC