Orrore a teatro
Putin è “un criminale di guerra”, ha detto ieri Biden. Una presa di posizione inequivocabile nel giorno in cui il presidente ucraino Zelensky, in collegamento video con deputati e senatori del Congresso Usa, ha sottolineato come da tre settimane a questa parte il suo Paese viva una sorta di 11 Settembre permanente. Raccapricciante quanto accaduto a Mariupol, dove le bombe di Mosca hanno distrutto un teatro dove si trovavano un migliaio di civili (tra cui numerosi bambini). Si teme una strage di proporzioni spaventose.
L’allarme è esteso a tutto il Paese. Andriivna Vereshchuk, vicepremier ucraina, dice alla Stampa: “I russi si stanno accanendo contro la popolazione, si rendono conto che le forze ucraine sono in grado di fronteggiarli e sono passati al terrorismo. Non possiamo attivare nessun corridoio umanitario, non appena la gente si raduna in prossimità di questi iniziano a sparare”.
Il Cremlino continua intanto nella sua azione propagandistica cinica e menzognera. L’ultima bugia di Putin: contro la Russia sarebbe in atto un’aggressione paragonabile ai pogrom antisemiti del secolo scorso. Un’altra follia in linea con il progetto di “denazificare” un Paese sovrano e democratico. Guidato, oltretutto, da un ebreo.
Difficile immaginare un esito positivo del negoziato, almeno allo stato attuale. Le carte giuste potrebbe averle comunque Israele. La mediazione israeliana, sostiene il Corriere, “non è soltanto una significativa pista diplomatica” ma anche “una suggestione politico-culturale preziosa”. Se il prestigio militare e il know-how diplomatico di Gerusalemme riuscissero nello scopo si potrebbe parlare, a detta del Corriere, di “un successo storico”. E che nell’ottica dello Stato ebraico “lenirebbe anche la ferita della questione palestinese”. Altre ipotesi vedono Usa, Gran Bretagna e Turchia come garanti di un possibile accordo. Con quest’ultima che, secondo Repubblica, sarebbe diventata il primo mediatore internazionale “in contesa con Israele per il ruolo”.
La guerra non sta risparmiando neanche i luoghi simbolo dell’identità nazionale. Su Repubblica la scrittrice Yarina Grusha Possamai ne elenca alcuni: “Le scuole, i centri come Budynok Slovo, casa-museo degli scrittori ucraini attivi a Kharkiv negli anni Venti del Novecento, gli edifici storici del centro di Kharkiv e Chernihiv, il luogo del massacro degli ebrei a Kiev nel 1941, Babyn Yar”.
Il Foglio si sofferma sul destino di una delle figure sotto i riflettori: Roman Abramovich. Una disavventura tra le tante che vengono segnalate riguarda l’ottenimento della cittadinanza portoghese per via di un’origine sefardita forse inesistente (dal 2015 una legge permette questo riconoscimento). Dopo l’iniziale arresto il rabbino capo di Porto cui si era rivolto è ora sottoposto a misure cautelari. L’uomo, si racconta, “è sospettato di aver dirottato parte dei 35 milioni di euro che la sua comunità ha ricevuto in dono da quando è in vigore la legge”.
“Non ho mai cercato di far ridere su Auschwitz, ma la distorsione tra la sacralità di un luogo teatro di una grande tragedia e le piccole beghe quotidiane dei visitatori è tale che può far ridere”. Così la scrittrice Yasmine Reza, intervistata dal Mattino sul suo nuovo libro Serge.
“Italo Balbo va affidato, con tutta la sua complessità, alle sane controversie della storiografia, ma non può dare il nome ai nostri aerei: la giusta battaglia contro la Cancel Culture non può diventare Approve Culture”. Così Francesco Merlo, su Repubblica, a proposito della decisione presa di recente dal ministero della Difesa.
Il Fatto Quotidiano anticipa alcuni stralci della biografia di Rosa Luxemburg scritta da Hannah Arendt che torna oggi in libreria in una nuova edizione. Su Avvenire invece Massimo Giuliani parla di Gesù nel Talmud, opera dello storico Peter Schäfer. Una meticolosa ricostruzione storico-critica, si legge, “dei pochi passaggi in cui, in quei testi codificati tra V e VIII secolo, si fa riferimento a Gesù e alla sua famiglia”. In un altro articolo si introducono i temi toccati da Delphine Horvilleur nel suo Piccolo trattato di consolazione.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(17 marzo 2022)