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Il nuovo libro di Emanuele Fiano
“Ebraismo, un viaggio sempre in corso”

“Cosa vuol dire esattamente essere ebrei, cosa ha voluto dire e cosa sarà nel futuro? Questa domanda, apparentemente semplice, ha sempre prodotto risposte molto diverse tra loro, anche tra gli stessi ebrei; vuol dire essere fedeli di una religione? Vuol dire sentire di far parte di una tradizione o di una storia particolare? Si può essere ebrei e atei? Oppure ebrei laici?”.
Sono interrogativi che Emanuele Fiano, parlamentare del PD ed ex presidente della Comunità ebraica di Milano, si pone nel suo ultimo libro Ebreo (ed. Piemme).
Il diario di una formazione personale che è anche, sottolinea, “il racconto di un viaggio sempre in corso che mi porta a sentirmi così orgogliosamente ebreo, e a volte dolorosamente ebreo”. Una ricerca che ha trovato quindi il modo di esprimersi anche su carta, nelle pagine di questa nuova testimonianza che segue di appena un anno l’uscita de Il profumo di mio padre – il suo racconto di cosa significa essere il figlio di un sopravvissuto alla Shoah. Anche in questo caso l’esito di un periodo significativo passato “a riflettere, studiare, cercare di capire”, come ha evidenziato nel corso di una presentazione svoltasi al Centro Ebraico Il Pitigliani su iniziativa del Centro di Cultura della Comunità di Roma. A confronto con l’autore due rabbini, il rabbino capo della Capitale rav Riccardo Di Segni e rav Benedetto Carucci Viterbi preside della scuola ebraica, e un giornalista, il direttore di Repubblica Maurizio Molinari. Domande e questioni aperte per riflettere su quella che è, come da sottotitolo dell’opera, “una storia personale dentro una storia senza fine”. L’incontro, molto stimolante e incentrato anche sul suo impegno in politica e su come l’ebraismo l’abbia spinto verso alcune scelte, si è aperto con i saluti del presidente del Pitigliani Bruno Sed e della presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello.
Sulla copertina di Ebreo un’immagine iconica: David Ben Gurion a testa in giù, su una spiaggia d’Israele, in una posa ispiratagli dagli insegnamenti del suo maestro Moshe Feldenkrais. Una scelta così motivata da Fiano al termine di un viaggio ricco di aneddoti e significato: “Non basta essere ebrei, se non pensi la tua ebraicità come un progetto, a costo di avanzare anche a testa in giù, come qualcosa che traendo forza dalla radice della tua storia, dalla tradizione e a prescindere dal tuo convincimento più intimo, conduca te stesso verso la tua responsabilità nel mondo”.