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Hassen Chalghoumi a Pagine Ebraiche
“Mi chiamano l’imam degli ebrei:
credono di offendermi,
ma per me è una medaglia”

La fuga da un’aggressione che si sospetta di matrice antisemita, poi interrotta dal passaggio di un tram che finirà per travolgere e annientare chi la sta mettendo in atto. Una morte terribile quella di Jeremy Cohen, giovane ebreo parigino la cui vita spezzata ha lacerato non soltanto i suoi parenti e le istituzioni ebraiche ma ha finito anche per diventare un tema della campagna elettorale che va concludendosi proprio in queste ore. Domenica la Francia andrà al voto e tutti i principali candidati, a partire dal Presidente uscente Emmanuel Macron, hanno fatto sentire la loro voce (qualcuno in modo strumentale). Tra quanti hanno manifestato solidarietà e chiesto di andare a fondo c’è un religioso islamico che da anni conduce una battaglia senza sosta contro il radicalismo che attecchisce nella sua comunità di fede con risultati devastanti: Hassen Chalghoumi, imam di Drancy e presidente della conferenza degli imam di Francia. “È essenziale che sia fatta luce. Diciamo no all’odio, diciamo no all’antisemitismo”, l’appello di questo coraggioso imam che paga la sua scelta di “schierarsi” sempre e comunque con una esistenza sotto scorta. Senza, la sua incolumità fisica sarebbe in pericolo. “Libérons l’islam de l’islamisme” (Hugo Doc), il suo nuovo libro, suona come un campanello d’allarme che non si può non ascoltare. Un invito alla consapevolezza che è anche un invito ad agire per far sì che un altro Islam prenda il sopravvento rispetto a quello avvelenato dal fanatismo che, in Francia ma non solo, distrugge, brutalizza, uccide. Un Islam, sottolinea a Pagine Ebraiche l’imam, “repubblicano, amico della libertà, impegnato per la pace, in armonia con tutti i popoli”.

Imam Chalghoumi, appena pochi giorni fa lei ha partecipato alle iniziative organizzate a Tolosa nel decennale dell’attacco alla scuola ebraica. Cosa ha significato esserci, portare anche in quel contesto il suo messaggio?
Una scelta di coerenza, in continuità con quello che sto cercando di fare da vari anni. Per combattere davvero l’odio la mia convinzione è che non dobbiamo mai stancarci di esprimere il nostro più totale rifiuto di esso. Per farlo bisogna non solo parlare ma anche andare fisicamente nei luoghi, confrontarsi di persona, dire la verità. Serve del coraggio per affermarla, lo so bene, ma non c’è altra lettura rispetto a quella che segue: ciò che è avvenuto a Tolosa e purtroppo anche in molte altre città nei dieci anni che ci separano da quella strage è stato compiuto e rivendicato nel nome di un islamismo malato da rifiutare con la massima fermezza. Riconoscere il problema è il necessario punto di partenza per correggere questa stortura nel pensiero, questa indebita appropriazione di valori religiosi.

L’Islam francese ne è ancora contaminato?
Purtroppo sì, c’è un antisemitismo profondo che nasce da un odio viscerale nei confronti di Israele e che ha radici soprattutto nelle nuove generazioni. È un odio che pulsa, alimentato anche dall’effetto di velocizzazione portato da internet e dalle nuove tecnologie. Idee distorte, purtroppo, circolano in modo sempre più incontrollato. Sono le stesse che hanno ispirato l’attacco di Tolosa ma anche, per fare altri esempi, l’attentato contro Charlie Hebdo o l’assassinio di Samuel Paty.

Lei stesso è una delle prime vittime dell’odio. Nel libro racconta di un gruppo di invasati adepti dello sceicco Yassin, il fondatore del gruppo terroristico Hamas, che l’hanno minacciata più volte. Arrivando a mettere a repentaglio anche l’esistenza dei suoi cari.
Non è semplice questa mia vita sotto controllo h24, con la necessità di cambiare spesso anche alloggio, ma è il frutto di una scelta di cui vado fiero e dalla quale non ho intenzione di recedere. Mi danno forza le persone che ho accanto e in particolare il sostegno di mia moglie. “Prosegui la tua battaglia” mi ha detto un giorno, dopo che la nostra casa era stata violata. Ovviamente non si sono fermati lì.

Lei indica da tempo una strada. Tralasciando per un attimo le minacce degli estremisti, vede qualche seme germogliare?
Sì, è così, esiste un generale risveglio delle coscienze. Anche dentro l’Islam francese. Sono infatti testimone del fatto che un numero crescente di imam sta uscendo allo scoperto per esplicitare il proprio diniego del fondamentalismo e testimoniare una visione differente. Segnali importanti e in parte nuovi, almeno su un piano pubblico. Si inizia a reagire e questo è confortante.

C’è qualcosa di cui si sente particolarmente orgoglioso in questi suoi anni di impegno?
Del contributo dato al raggiungimento di quello che reputo un traguardo straordinario, l’inizio di una nuova era nei rapporti tra Israele e il mondo arabo. Sto parlando, naturalmente, degli Accordi di Abramo. È stato entusiasmante partecipare alla loro preparazione, soprattutto accompagnare personalmente varie delegazioni sia ebraiche che israeliane negli Emirati e in Bahrein.

Impossibile non chiederle, a questo punto, della deriva terroristica in atto contro Israele.
È evidente che c’è chi non vuole la pace e fa di tutto per destabilizzare la situazione. Ci sono grandi responsabilità, in quel che sta accadendo, in una parte del mondo arabo e della leadership palestinese. Purtroppo niente di nuovo e fin quando questo approccio deleterio non cambierà sarà difficile venirne a capo. È uno schema classico ahimè: si colpisce in un certo momento e in un certo modo, facendo sì che una reazione anche di tipo repressivo sia inevitabile. L’obiettivo è avere dei morti da piangere e “usare” al momento giusto, ad esempio il nostro sacro mese del Ramadan.

Cosa prova quando qualcuno, evidentemente in tono dispregiativo, la chiama “l’imam degli ebrei francesi”?
Per chi si esprime in questi termini tale locuzione rappresenta qualcosa di orrendo e inaudito. Non a caso, a pronunciarla, sono spesso dei fanatici antisemiti. Ma quella che per loro è un’offesa per me è, al contrario, una medaglia da appuntare al petto. Ritengo infatti un onore che mi si consideri “l’imam” dei miei amici ebrei e, assieme a loro, di qualunque altra persona nel mondo creda nella pace, nella tolleranza, nel rispetto dei valori umani.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(Nell’immagine: l’imam Chalghoumi insieme al Presidente israeliano Isaac Herzog a Tolosa per i dieci anni dall’attacco alla scuola ebraica Ozar HaTorah; in mezzo a loro Marek Halter)

(8 aprile 2022)