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‘Per gli ebrei di Francia una sola scelta
Non si può votare Marine Le Pen’

Circa la metà degli elettori francesi che si è recato alle urne ha votato per un partito di estrema destra o estrema sinistra. Un dato che preoccupa i vertici dell’ebraismo transalpino, che in queste ore invitano apertamente a scegliere per la riconferma di Emmanuel Macron. E soprattutto a votare contro Marine Le Pen, candidata dell’estrema destra che sfiderà il presidente uscente il prossimo 24 aprile al secondo turno. “Quasi un quarto dei francesi ha scelto Marine Le Pen al primo turno. L’estrema destra non è mai stata così vicina al potere. Nessuna ambiguità. Nessun dubbio. Difendiamo la Repubblica! Ci mobilitiamo e votiamo per Emmanuel Macron”, le parole di Samuel Lejoyeux, presidente degli studenti ebrei di Francia. “Non c’è assolutamente alcuna garanzia che Macron vinca al ballottaggio”, la valutazione del presidente Crif Francis Kalifat ad Haaretz. “La nostra organizzazione è apartitica, ma Marine Le Pen è l’estrema destra. Il futuro della Francia è in gioco, quindi chiediamo di votare per Emmanuel Macron”, ha aggiunto Kalifat, che prima delle elezioni aveva invitato gli ebrei di Francia a votare secondo coscienza, evitando i candidati più radicali. Nel paese però “circa il 50 per cento di chi ha votato ha scelto un partito estremista, o di estrema destra o di estrema sinistra”, considerando la somma tra i risultati di Le Pen (23,4 per cento) ed Éric Zemmour (7,05) a destra e di Jean-Luc Mélenchon (21,9). “Quando l’estrema destra e l’estrema sinistra ottengono così tanti voti, è chiaro che questo deriva dalla delusione degli elettori nei confronti dei leader mainstream che hanno governato il paese per decenni”, la valutazione di Elie Korchia, presidente del Consistoire central israélite. “C’è bisogno di un’azione forte e mirata per combattere il crimine attraverso l’educazione, portando sicurezza e pene adeguate”.
A preoccupare l’ebraismo francese in particolare il fenomeno del radicalismo islamico e la connessa violenza antisemita. Fenomeni che, scrive il giornalista franco-israeliano Julien Bahloul, spiegano anche i risultati arrivati dall’elettorato francese residente in Israele. Qui Zemmour ha preso il 53,59 per cento dei voti, Macron il 31,72, poi Pecresse 5,64, Le Pen 3,32 e infine Melenchon 1,63. Il candidato considerato ancor più estremista di Le Pen, con radici ebraiche ma contrastato apertamente dai vertici dell’ebraismo francese come Kalifat e Korchia, ha quindi vinto tra i franco-israeliani. “Non dobbiamo dimenticare che molti francesi si sono stabiliti in Israele a causa dell’antisemitismo che hanno vissuto in Francia, soprattutto nelle periferie. Non tutti ovviamente, ma la memoria è molto presente. Questi temi sono stati al centro della campagna di Zemmour”, ha spiegato Bahloul, premettendo di non aver votato per lui. Il leader del partito la Reconquête “è noto da vent’anni per i temi dell’islamismo, delle periferie ecc. Vent’anni durante i quali la comunità ebraica francese è stata colpita da molteplici ondate di antisemitismo. E Israele da molteplici attacchi” che lo stesso candidato ha condannato, usando però la sua retorica estremista. “Il fatto che Zemmour sia ebreo ha reso più facile per i francesi in Israele accettarlo e perdonarlo per alcune delle sue dichiarazioni che hanno causato scandali. Egli ‘non può essere sospettato di antisemitismo’”, la spiegazione di Bahloul. A differenza di Le Pen, che continua a non sfondare nell’elettorato ebraico, memore del suo passato. “I francesi in Israele non sono ancora pronti a votare per Le Pen o per il suo partito. Sono ancora presenti i ricordi delle uscite antisemite del padre e dei neonazisti del Front National. Ma cosa accadrà al secondo turno?”. Zemmour infatti ha apertamente dichiarato che appoggerà la leader del Rassemblement National contro Macron. Se i francesi d’Israele dovessero seguire questa strada, “cadrà una barriera storica”. In ogni caso secondo Bahloul sarebbe opportuno non attaccare gli elettori di Zemmour in Israele, per quanto la loro sia stata una scelta profondamente controversa. “Ma sarebbe piuttosto saggio affrontare i temi della sua campagna. E poi fornire risposte”.

(Nell’immagine, Michel Kichka illustra con ironia come Zemmour, Mélenchon, Le Pen e Macron si siano divisi il voto francese)