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Ebrei di Libia assassinati:
la memoria dei nomi,
gli impegni per il futuro

Per non vedere i corpi, i cadaveri accatastati, ha fatto l’unica scelta possibile: si è coperta gli occhi. Allegra Guetta Naim, 94 anni splendidamente portati, mima con le mani quel gesto. Un orrore impressosi nella mente quello di cui fu testimone bambina a Giado, quando di anni ne aveva soltanto 14. Lì, nel campo libico costruito dai fascisti per gli ebrei della Cirenaica, ha perso il padre. E con lui l’innocenza. Ma non la voglia di battersi e ricostruirsi un futuro anche nel segno – e qui sul suo volto appare un sorriso sempre più largo – di una copiosa discendenza di figli, nipoti, pronipoti. “Amore, felicità, pace”: questo, in collegamento da Israele, il suo triplice augurio.
Il suo intervento ha rappresentato uno dei momenti più intensi della celebrazione di Yom HaShoah svoltasi nelle scorse ore al Tempio Beth Shmuel a Roma, la prima iniziativa mai organizzata in questa data in memoria degli ebrei libici perseguitati e uccisi “a Giado, Sidi Azaz, Buerat El Hsum, Buq Buq, Auschwitz, Reichenau e Bergen Belsen”. Merito di Astrel, l’Associazione Salvaguardia Trasmissione Retaggio Ebrei di Libia, e del suo presidente David Gerbi che l’ha ideata.
La cerimonia in questo luogo simbolo della presenza libica nella Capitale si è aperta con la lettura dei nomi delle vittime, oltre 700, da parte di un gruppo di studenti della scuola ebraica romana. Moriah Hacmun ha poi letto un brano da Primo Levi in cui si fa riferimento alla sorte di alcuni ebrei libici con cui condivise l’esperienza del lager. A seguire una lunga serie di testimonianze inaugurate dai saluti del padrone di casa: Elia Lillo Naman, il presidente del Beth Shmuel.
Gratitudine per l’impegno di Memoria profuso da Astrel è stata espressa tra gli altri dal rabbino capo rav Riccardo Di Segni, di cui è stato letto un messaggio in cui si evidenziava l’importanza di ricostruire quel passato in ogni tassello. Una strada auspicata anche da Ruth Dureghello, presidente degli ebrei romani, che ha esortato a proseguire lo sforzo “nel coltivare e studiare i fatti accaduti allora in Nord Africa”. In questa direzione – ha annunciato Saul Meghnagi, consigliere UCEI – un percorso di approfondimento avviato dall’Unione per portare luce su questioni di natura anche giuridica relative all’emigrazione libica in Italia.
Molte le voci di Maestri ascoltate. Come quella di rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano e presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana, che ha ricordato come la “ricostruzione” sia stata una cifra, da sempre e in ogni contesto, dell’ebraismo libico. Stimoli e spunti di riflessione anche dagli interventi di rav Itzhak Hazan, rav Roberto Colombo, rav Ilan Roy e rav Benedetto Carucci Viterbi. A prendere la parola anche il rappresentante dell’ambasciata israeliana Raphael Singer, l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata e il presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto. La cerimonia si è conclusa con il coro dei bambini, la recitazione della preghiera commemorativa da parte di Samuel Zarrough e il suono dello shofar eseguito da Mayer Naman.