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Somiglianze e differenze

Dato che ai cortei del 25 aprile si grida tutto e il contrario di tutto sarebbe logico aspettarsi che chiunque si possa riconoscere da qualche parte, o nel tutto o nel contrario di tutto. Tra centinaia o migliaia di persone sole o in gruppi, dietro a striscioni, stendardi, bandiere di ogni genere, tra canti e slogan di tutti i tipi, chi non saprebbe trovare un suo posticino? Chi non potrebbe addurre qualche valida motivazione per essere lì? E invece in Italia l’idea stessa di Resistenza, per quanto stiracchiata, decontestualizzata e usata talvolta più o meno come jolly, riesce ancora a dar fastidio a molti. Il 25 aprile è tutt’altro che una festa condivisa da tutti. E non c’è da sorprendersi più di tanto in un Paese in cui anche le televisioni pubbliche possono elogiare una signora appena scomparsa lodando la sua grande coerenza nel rimanere per tutta la vita fedele ai suoi ideali, cioè fascista.
Usare l’idea di Resistenza come jolly non l’ha resa più inclusiva, più universale, anzi, l’ha indebolita. Dimenticare la storia non fa mai bene. A furia di vedere somiglianze che non ci sono si è persa la capacità di vedere quelle che ci sono. Un popolo che si difende da un’invasione è considerato sospetto perché è aiutato ed armato dagli Stati Uniti. Ora, certamente tra la nostra Resistenza di quasi ottant’anni fa e quella ucraina di oggi ci sono molte differenze – come è ovvio in contesti storici così diversi – ma tra queste non c’è l’aiuto americano, così come altre argomentazioni usate contro la resistenza ucraina di oggi, che potrebbero essere usate benissimo anche contro i nostri partigiani. È vero che oggi c’è chi esalta la nostra Resistenza ed è sospettoso verso quella ucraina, così come c’è chi è favorevole a quella ucraina e rifiuta di riconoscersi nella nostra. Ma le idee hanno una forza che si manifesta e si consolida attraverso gli anni e i decenni. Se passa l’idea che chi è aiutato dagli Stati Uniti è comunque in torto, oppure che l’uso della forza è sempre sbagliato senza distinzioni tra aggressori e aggrediti, o che un popolo che viene invaso dovrebbe arrendersi senza fare tante storie, prima o poi anche la memoria della nostra Resistenza finirà per esserne intaccata. E diventerà contemporaneamente ancora più jolly e ancora più divisiva.

Anna Segre

(29 aprile 2022)