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Svetova e Timchenko, voci di libertà

La repressione della libera informazione in Russia ha costretto decine di giornalisti a lasciare progressivamente il paese. L’invasione dell’Ucraina ha aggravato ulteriormente la situazione. “Dopo il 24 febbraio è entrata in vigore da noi una censura militare e nel giro di poche settimane sono stati chiusi tutti i media indipendenti”, il racconto di Zoya Svetova, firma del periodico Novaja Gazeta. Arrivata dopo due giorni di viaggio da Mosca, dormendo nell’aeroporto di Dubai, Svetova ha voluto raccontare di persona, su invito dell’associazione Gariwo, le condizioni sempre più precarie dell’informazione libera in Russia. E così dal Monte Stella di Milano la giornalista ha ricordato, assieme a Galina Timchenko, fondatrice del sito russo indipendente Meduza, cosa significa per i colleghi cercare di non farsi imbavagliare dal regime di Putin. Quali rischi, tra incarcerazioni e soprusi, corre chi vuole informare per davvero e non piegarsi alla propaganda del Cremlino. Come la stessa Timchenko, costretta ad abbandonare il paese. “Putin nega l’esistenza dell’Ucraina. Mio padre era russo, mia madre ucraina, quindi Putin nega almeno una metà di chi sono io. La mia storia personale è molto legata dunque all’attualità e nel 2014 quando l’esercito russo ha occupato la Crimea e il Donbass io sono stata licenziata su ordine diretto del Cremlino. E mi sono dovuta trasferire a Riga, dove ho fondato Meduza”. Nel mentre la stretta del governo di Mosca ha continuato a colpire lei e i suoi colleghi. “Oltre cento leggi repressive sono state varate in questi anni e almeno quaranta media indipendenti sono stati dichiarati agenti stranieri”. Tra questi, Meduza. “Quello che sta facendo Putin è quello di portare indietro il paese, di bloccare la storia, di imporre il totalitarismo, di scegliere la censura sulla libertà, di sacrificare la pace”, le parole di Timchenko, applaudita per il suo coraggio assieme a Svetova. “Noi ci impegneremo per dare voce e sostegno alle voci libere che esistono in Russia. Sono un esempio morale e di speranza per il futuro”, ha dichiarato il presidente di Gariwo Gabriele Nissim, salutando le due giornaliste. Con loro Nissim ha posato tre simboliche rose gialle presso i cippi dedicati a Vasilij Grossman, Andrej Sacharov e Anna Politkovskaja. “Io sono un’idealista e quando parlo della Russia vorrei davvero vedere la luce nel mio paese”, la speranza espressa da Svetova. E condivisa nei diversi interventi dei protagonisti di una giornata dedicata all’informazione libera.