Yom HaAtzmaut, la cerimonia a Roma
“Stato di Israele, importanza
non solo politica ma anche religiosa”

Festeggiamenti in tutta l’Italia ebraica per Yom HaAtzmaut. Al Tempio Maggiore di Roma la cerimonia religiosa per celebrare l’indipendenza dello Stato di Israele ha visto la partecipazione, tra gli altri, dell’ambasciatore israeliano in Italia Dror Eydar.
“Non dobbiamo dimenticare che cosa abbia rappresentato questo evento nella storia ebraica, tanto più se si considerano le circostanze in cui è avvenuto. Il popolo ebraico, che pur aveva conosciuto numerosi eventi terribili, arrivò con la Shoah al punto più buio e drammatico della sua storia, mai visto e sofferto prima. Ma neppure tre anni dopo riuscì ad emergere dall’orrore con una nuova rinascita”, il messaggio condiviso nell’occasione dal rabbino capo rav Riccardo Di Segni. Ad essere citato il pensiero di un grande Maestro del Novecento, rav Josef Dov Soloveitchik, secondo il quale nell’atto della fondazione di Israele vi sarebbero sei segni di primaria importanza di cui tener conto (“i colpi dell’Amato”, secondo una interpretazione elaborata a partire dal Cantico dei Cantici). Il primo dei quali sarebbe il riconoscimento politico all’assemblea dell’Onu del diritto ebraico allo Stato; e ancora: la vittoria di Israele “in una guerra del tutto sbilanciata: una guerra che Israele non aveva cercato e gli fu imposta dai nemici”; la dimostrazione della falsità del pensiero religioso non ebraico “che ha interpretato l’esilio di Israele come la sua eterna e irreversibile punizione per non avere accettato la verità di un’altra fede”; il risveglio di tanti ebrei “allontanati per l’assimilazione e storditi per la Shoah, che hanno recuperato un rapporto con le proprie radici”; ma anche l’affermazione del principio che il sangue ebraico “non è hefqèr, cosa di nessun valore e di nessuno, che possa essere versato impunemente”; e infine la creazione di un asilo sicuro e disponibile “per un popolo perseguitato, che per secoli ha dovuto cambiare dimora nell’incertezza continua”. Sei colpi “che non perdono di attualità e ripropongono alla nostra attenzione l’importanza dello Stato d’Israele”. Non solo politica, ha sottolineato il rav Di Segni, “ma anche religiosa”.

(Nell’immagine il rav Riccardo Di Segni e l’ambasciatore Dror Eydar)