Il 9 maggio della propaganda
Il giorno dell’attesa parata propagandistica del 9 maggio è arrivato.
“Come nel 1945 la vittoria sarà nostra” ha detto ieri Putin, rivolgendosi agli altri Paesi della Federazione russa in un messaggio caratterizzato dal consueto appello criminale alla de-nazificazione dell’Ucraina. Per La Stampa parole che sono sufficienti di per sé “a far capire qual è la direzione che la propaganda del Cremlino vuole imprimere quest’anno”. Una certezza intanto, come sottolinea il Corriere: “Sulla Piazza Rossa sfileranno per prime due belle testate nucleari”.
“L’Ucraina ha dimostrato che siamo già parte integrante del mondo libero e di un’Europa unita. Questo è in evidente contrasto con la solitudine di Mosca, nel male e nell’odio che tutti vedranno domani”, il messaggio diffuso dal presidente ucraino Zelensky in un video in bianco e nero girato tra le macerie di Borodyanka. Per il Corriere una scelta comunicativa “dalle lugubri tinte stile Schindler’s List” per dire a Putin “che se c’è un nazista, oggi, quello abita al Cremlino”. Alle manifestazioni del Giorno della Vittoria non parteciperanno alcuni discendenti di combattenti sovietici che liberarono l’Europa dal nazifascismo, in dissenso con le scelte e la retorica di Putin. “Un tradimento dei nostri avi”, spiegano a Repubblica.
Tra gli orrori prodotti dall’ultima giornata di guerra i missili contro la scuola di Belogorokova, al cui interno avevano trovato rifugio circa 90 persone (sotto le macerie ve ne sarebbero una sessantina). Un nuovo bombardamento ha interessato anche la regione di Sumy, nel nord est del Paese. Tra i siti colpiti, segnala il Messaggero, il cimitero ebraico di Shostka.
“Condivide la retorica russa della denazificazione?” chiede Repubblica al senatore Vito Petrocelli, che appare in procinto di perdere l’incarico di presidente della Commissione Esteri. Questa la sua risposta: “Non giustifico l’invasione, ma capisco cosa vuol dire avere tutti gli armamenti Nato alle porte”. Sempre su Repubblica il monaco Enzo Bianchi, citando il profeta biblico Geremia e il suo auspicio di una trattativa con i babilonesi, sostiene che “se ci sarà una vittoria tra Ucraina e Russia sarà la più grande sciagura che ci possa capitare: non ci saranno vincitori ma terre desolate, popolazioni decimate dalla morte”. Una posizione, quella dell’ex priore di Bose, che va ad arricchire l’eterogeneo gruppo di chi non vuol riconoscere all’Ucraina il suo diritto a resistere.
“La dichiarata volontà di de-nazificare l’Ucraina, così come le indegne parole di Lavrov su Hitler e gli ebrei, o l’equiparazione di Zelensky tra il martirio della sua nazione e la Shoah, o il tentativo di dire che la resistenza ucraina è uguale alla resistenza italiana contro i nazifascisti”. A detta dello storico dell’arte Tomaso Montanari, che ne scrive sul Fatto Quotidiano, “tutti casi in cui una lettura non scientifica del passato serve a piegare la storia alle esigenze politiche del presente”.
“Libertà di espressione non vuol dire licenza di dire falsità senza alcun contraddittorio”. Così il segretario del Pd Enrico Letta, in una intervista con il Corriere, a proposito del recente comizio televisivo di Lavrov.
Repubblica racconta Leopoli e la sua storia, ricordando come in questa città simbolo si siano formati anche Hersch Lauterpacht e Raphael Lemkin. Figure, si legge, il cui pensiero “attraversa il tempo della catastrofe per l’Europa fino a condizionare le categorie giuridiche che sostengono le accuse contro i criminali nazisti nel palazzo di giustizia di Norimberga”.
Braccia tese e slogan: su Repubblica si descrivono “le nostalgie nere dei dirigenti di Fratelli d’Italia”, citando vari episodi che hanno suscitato scalpore. Sotto accusa anche la leader Giorgia Meloni: “Incisi restano i fatti, i simboli. E la plasticità dei gesti. Soprattutto quei saluti romani che pochi giorni fa Meloni, non condannandoli, ha definito semplicemente antistorici”.
Un Memoriale potrebbe ricordare in futuro Ugo Forno, “il partigiano bambino” che rimase ucciso a Roma il 5 giugno del 1944. Il progetto, illustrato dal Corriere, è stato ideato dall’associazione “Parenti e amici di Ugo Forno” e disegnato dall’architetto Luca Zevi.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
(9 maggio 2022)