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Gli storici a confronto
sul nuovo libro di Kertzer
“Pio XII, un papa pavido”

Il concetto di “silenzio” compare più di cinquanta volte. Un numero già di per sé eloquente che addirittura raddoppia se prendiamo in considerazione un altro termine emblematico come “paura”. Atteggiamenti e stati d’animo che furono la cifra del discusso pontificato di Eugenio Pacelli. E in particolare del suo rapporto, che da sempre appassiona gli storici, e non soltanto loro per la verità, con Hitler e Mussolini. All’opposto, molto spesso, due narrazioni: quella che vede in Pio XII “il papa di Hitler”; e quella di tipo apologetico che ne loda in modo sperticato eroismi e virtù di dubbia fattura. La leggenda nera e quella rosa. A fare chiarezza su tanti nodi irrisolti arriva ora un grande storico – David Kertzer, già vincitore del Premio Pulitzer – nel suo nuovo attesissimo libro.
“Un papa in guerra. La storia segreta di Mussolini, Hitler e Pio XII”, pubblicato da Garzanti e di cui vi avevamo anticipato l’uscita nei giorni scorsi, sarà nelle librerie a partire dal 26 maggio. Ma ha già suscitato un significativo fermento tra gli studiosi. Alcuni tra i massimi esperti di Shoah in Italia, ospiti dell’American Academy, hanno delineato la portata di un testo che sembra mettere a nudo tutte le fragilità e negligenze della Santa Sede dell’epoca. Anche quando la persecuzione antiebraica – è stato più volte rimarcato – si svolse “a un passo dalle finestre del Vaticano”, come nel caso degli oltre mille ebrei romani raccolti nell’ex Collegio Militare di via della Lungara dopo il rastrellamento del 16 ottobre e da lì deportati nei campi di sterminio.
Assieme all’autore, ad animare questo intenso incontro, Ruth Ben-Ghiat, Lutz Klinkhammer, Simon Levis Sullam e Marla Stone.
Kertzer, affiancato nel suo lavoro di ricerca da Roberto Benedetti, ha raccontato come si è mosso in contesti molto diversi, analizzando migliaia di carte da archivi “anglosassoni, francesi, tedeschi, italiani”. E in ultimo anche quello vaticano, aperto al pubblico soltanto nel marzo del 2020 con una pandemia ormai incombente che ha reso più arduo il compito.
Nuove ombre sembrano addensarsi sulla figura di Pacelli. Un papa, ha detto Kertzer, la cui prima missione è stata “quella di proteggere la Chiesa”. Qualunque cosa ciò significasse, qualunque sponda andasse cercata, per contrastare quello che ai suoi occhi era il nemico numero: il comunismo. Una prospettiva di cui appare evidente il riflesso anche nella stampa cattolica di allora, con riferimenti enfatici alle “Crociate” che non a caso apparvero su vari organi di informazione nel momento in cui l’Italia dichiarò guerra alla Russia. Mai, è stato detto, una simile retorica e stigmatizzazione fu rivolta contro i crimini del nazismo. Che pure erano noti.
“Sia Mussolini che Hitler erano esperti di intimidazione. E con il papa sapevano come muovere le giuste leve. Che fossero ‘buoni’ o ‘cattivi’ non aveva importanza. Per Pio XII la cosa fondamentale – ha spiegato Kertzer – era che sostenessero la Chiesa”.
Un riposizionamento verso gli Alleati “sarebbe arrivato solo a ’42 inoltrato”, quando per le forze dell’Asse lo scenario bellico iniziò a cambiare annunciando una futura sconfitta. Ma anche dopo l’occupazione nazista di Roma la scelta del papa, nei confronti degli ebrei, fu quella del “silenzio”. Un silenzio volto a tutelarli, sostengono gli apologeti di Pacelli. Ma è un impianto fragile il loro. “Sono portato a pensare che difficilmente le cose sarebbero potute andare peggio di così”, l’amara constatazione di Kertzer.
“Non è un mistero – ha sostenuto Ben-Ghiat – che la Chiesa abbia aiutato soprattutto gli ebrei battezzati o quelli sposati a cristiani”.
Ma è sui “silenzi”, e non solo quelli di ieri, che ha espresso la sua posizione più dura. La storica ha infatti tracciato un paragone tra il pontificato di Pio XII e quello di Bergoglio, evidenziando alcune analogie nel momento in cui, davanti all’operato di Putin e alla sua folle guerra, “si sceglie di non nominarlo”. Un contesto molto diverso e anche la qualità umana dei personaggi in campo è ben differente, ha poi precisato la studiosa. Ma “c’è comunque una continuità di approccio che è sintomatica di un certo modo di agire nella Chiesa” sulla scena internazionale.
Un libro “potente” anche secondo Stone, che ha ripercorso le diverse posizioni storiografiche relative a Pacelli, al suo atteggiamento in guerra, alla Shoah. E poi l’ideologia che fu propria di Pio XII, e in particolare “quel suo sentirsi chiamato da Dio a contrastare il comunismo”. Non sorprende pertanto “la scelta di chi, sui giornali cattolici, scrisse che ‘la Croce avrebbe sovrastato la cupola del Cremlino’”. Le stesse penne, davanti al nazifascismo, restarono invece mute.
Secondo Klinkhammer quello di Kertzer è “un libro estremamente documentato” e che “si compone in realtà di due libri: una parte narrativa che scorre in alto e le note storiche a piè di pagina” che vanno ad aggiungere informazioni preziose. Nella miglior tradizione delle opere dell’autore, quindi, una lettura sia piacevole che rigorosa. Protagonista insieme al papa, ha poi evidenziato, “un regime fascista che, con tutto il suo apparato, è un filo costante di questa storia”.
Conquistato dall’opera anche Levis Sullam, che ha evocato le Vite parallele di Plutarco per via del racconto a specchio che analizza la figura di Pacelli da una parte e dall’altra Mussolini. Un papa, la sua valutazione, “tragico per la sua incapacità di agire” quando avrebbe dovuto. Perché se i silenzi non si possono documentare, “quello che invece è stato provato sono le continue richieste di alzare la voce” che scelse deliberatamente di ignorare.

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(11 maggio 2022)