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“Nessuna indagine condivisa con Israele”
I palestinesi e il no alla collaborazione

Il rifiuto dell’Autorità nazionale palestinese alla proposta d’Israele di condurre un’indagine condivisa sulla morte della giornalista di Al Jazeera, Shireen Abu Akleh, non è un buon segno. “Chi non ha nulla da nascondere non rifiuta di collaborare”, il commento di funzionari di Gerusalemme riportato dalla radio dell’esercito israeliano in queste ore. Una valutazione condivisa dal ministro delle Comunicazioni Yoaz Hendel, secondo cui “chiunque sostenga che l’esercito abbia ucciso la giornalista non lo fa sulla base di un’indagine o di fatti, ma di propaganda. Abbiamo detto che indagheremo, ed è quello che stiamo facendo, direttamente e onestamente”. Le dinamiche che hanno portato alla morte di Abu Akleh, uccisa da un proiettile alla testa durante uno scontro a Jenin tra palestinesi armati e forze di sicurezza israeliane, non sono ancora chiare. Una prima autopsia effettuata sul corpo della giornalista dai medici legali di Ramallah ha rilevato che “non era possibile” stabilire se fosse stata uccisa da armi da fuoco israeliane o palestinesi. Nonostante questa mancanza di certezze, le autorità politiche di Ramallah hanno continuato ad accusare Israele di essere responsabile della morte di Abu Akleh. Durante i funerali della reporter, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha respinto con rabbia la citata proposta di un’indagine condivisa, affermando di ritenere “le autorità di occupazione israeliane pienamente responsabili”. “Sono loro che hanno commesso il crimine e, poiché non ci fidiamo di loro, ci rivolgeremo immediatamente alla Corte penale internazionale”, ha aggiunto.
Israele si è rivolta all’Autorità palestinese chiedendo di ottenere il proiettile rimosso dal corpo di Abu Akleh per condurre test forensi e determinare la fonte del fuoco che l’ha uccisa, ma la risposta è stata negativa. L’ufficio del Coordinatore delle attività governative nei Territori, organo ufficiale di governo israeliano in Cisgiordania, aveva anche offerto di far presenziare all’esame rappresentanti dell’Anp e degli Stati Uniti (la giornalista aveva anche cittadinanza americana).