Roma e le contraddizioni del dopoguerra
L’occasione del centenario dalla nascita celebrato in Campidoglio con l’intervento tra gli altri del sindaco Gualtieri ha riaperto, all’interno del mondo ebraico romano e italiano, una riflessione sulla figura di Piero Della Seta (1922-2001). In particolare sulle posizioni assunte dall’esponente del PCI, Consigliere comunale per quasi trent’anni, nei confronti di Israele e del sionismo. Posizioni molto dure, orientate sulla tesi che il sionismo “avesse snaturato i rapporti tra arabi ed ebrei”, come sostenne ad esempio in alcuni suoi interventi sull’Unità menzionati dalla storica Alessandra Tarquini nel saggio “La sinistra europea e la questione ebraica”. Ancora sull’Unità, riporta lo studioso Claudio Brillianti in “Le sinistre italiane e il conflitto arabo-israelo-palestinese: 1948-1973”, arrivò a definire il sionismo un’ideologia “impregnata del concetto della propria supremazia razziale e ‘culturale’ nei confronti degli altri popoli della terra”. Parole violente e sintomatiche di una stagione che vide non pochi ebrei italiani militare nel Partito Comunista e adeguarsi alle sue linee anche più estreme di politica estera.
“Il più emblematico è il caso di Emilio Sereni che in Parlamento, nell’occasione della Guerra dei sei giorni, tenne un celebre discorso anti-israeliano” ricorda Valentino Baldacci, che ha esplorato questo e altri temi connessi nel suo “1967 – Comunisti e socialisti di fronte alla Guerra dei sei giorni”. Il fratello di Enzo, l’eroe sionista ucciso dai nazisti a Dachau nel 1944, sostenne infatti: “I miei più cari parenti vivono in Israele, altri furono massacrati perché antifascisti o perché ebrei, io stesso sono stato più volte a un passo dalla fucilazione. Vittima di persecuzioni razziste posso affermare senza esitazioni che uno Stato non si può fondare sull’umiliazione dei Paesi vicini”. Secondo Baldacci, almeno nel suo caso, siamo in presenza di una sorta di “sdoppiamento della personalità”. La riscoperta del carteggio tra i due fratelli Sereni, relativo agli Anni Venti e Trenta del secolo scorso e incentrato anche sul tema del sionismo, “ci fa infatti risultare la sua figura molto più interessante di quanto fossimo portati a pensare”. Parole chiare le avrebbe pronunciate invece un altro storico esponente ebreo del PCI, Umberto Terracini, che fu anche presidente dell’Assemblea Costituente dopo le dimissioni di Saragat. “L’unico o comunque uno dei pochi – dice Baldacci – che nei momenti topici ha avuto la forza di prendere una posizione autonoma, distinguendosi pertanto dalla gerarchia del partito. Sia che si trattasse di contestare il patto Molotov Ribbentrop, ad esempio, che di difendere il diritto di Israele ad esistere”. Nel suo ambito, afferma, “una vera e propria anomalia”.
Vittima in gioventù della persecuzione antisemita del fascismo che lo vide espulso dal liceo romano Visconti all’età di 16 anni, Della Seta ha poi fatto parte della Resistenza ed è stato a lungo protagonista in Campidoglio, dedicandosi soprattutto alla riqualificazione delle periferie più disagiate e conseguendo in questo ambito vari successi. “Colpisce la sproporzione tra la sua importanza sia amministrativa che politica, oltre che nella riflessione teorica, e la pressoché totale assenza di studi e riflessioni”, il pensiero espresso dal sindaco durante la cerimonia in suo onore.
(15 maggio 2022)