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Inguaribili ingenui

Finlandia e Svezia hanno manifestato la loro intenzione di diventare membri della Nato (North Atlantic Treaty Organization). Sennonché, ambedue sono Stati membri dell’Unione Europea. L’art. 42 (7) del Trattato sull’Unione europea dispone che “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell’ambito dell’Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l’istanza di attuazione della stessa”. L’UE chiarisce che quest’obbligo di difesa reciproca non influisce sulla neutralità di alcuni paesi dell’UE né sull’appartenenza dei Paesi membri dell’UE alla Nato. Questa disposizione è integrata da una clausola di solidarietà, di cui all’art. 222 del Trattato sul funzionamento dell’UE (TFUE), che prevede l’obbligo per i paesi dell’UE di prestare assistenza a uno Stato membro sul suo territorio, su richiesta delle sue autorità politiche, in caso di attacco terroristico.
A sua volta, l’art. 5 del Trattato Nato (il cui contenuto è precisato nell’art. 6) dispone che “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”.
Vi è già, a partire dall’attacco terroristico del 2015 alla Francia, che invocò l’art. 42 (7) TUE, dell’abbondante casistica e dottrina nei riguardi sia dei rapporti tra le norme sopra riportate, che sul loro funzionamento ed attuazione. Ai nostri fini basta segnalare che la qualità di membri dell’Unione europea, pur nelle radicali differenze con l’appartenenza alla Nato, non è scevra di conseguenze d’ordine militare, rese attuali dalla corrente clade. Anni or sono si auspicava l’entrata d’Israele nell’Unione europea, non senza valide ragioni. Tornando ai casi di Finlandia e Svezia, il loro desiderio di accedere alla Nato è un fatto che, da solo, arricchisce gli studi e la casistica sulle differenze fra le norme sopra riportate e richiamate.
I periodi storici sono connotati da velocità diverse, per cui a periodi di lunga quiete si susseguono brusche accelerazioni. L’Unione Sovietica, che sul piano delle libertà concedeva poco e nulla, era però un partner negoziale, al pari della Cina cui approdarono Richard Nixon ed Henry Kissinger. Oggi giorno il negoziato viene sì invocato da più parti, ma non sembra che vi sia un grande interesse nelle controparti, anche se tutti aspettiamo di essere smentiti. Alla luce di questi mutamenti, norme che prima erano trascurate diventano rapidamente oggetto di rinnovato interesse, mentre la spaccatura fra democrazie e regimi autoritari diventa così drammaticamente acuta da rasentare l’incomunicabilità. La tanto disprezzata Unione europea diventa, per chi sia patriota, la sede in cui salvare la propria terra anziché, come vuole una certa dottrina, l’ambito in cui si scioglie e vien meno la propria sovranità. Forse coloro i quali abbiamo dedicato qualche impegno al riguardo (dirigo la Collana di Studi europei delle Edizioni Scientifiche Italiane) non saremo più visti come degli inguaribili ingenui.

Emanuele Calò, giurista