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La saga dei Carmi

Il libro che domenica scorsa si è presentato nel bel cortile della Sinagoga di Casale Monferrato è in qualche modo anche il mio libro. L’album fotografico e le note che lo accompagnano si deve allo sforzo e alla bravura di Bruno Carmi (Alla vita. Le-Chaym, Museo Ebraico di Casale). È una saga famigliare: una famiglia Moskat monferrina, ridisegnata con le parole e le immagini.
Negli anni della mia prima infanzia a Casale Monferrato con la mia famiglia mi recavo per Kippur. La solennità di quella ricorrenza l’ho respirata tra le mura dell’accogliente casa dei genitori di Bruno, la sua Mamma, Nella, il suo indimenticabile Papà, Dario, di cui è fisso nella memoria lo sguardo dell’uomo buono. Con Bruno è nata subito un’amicizia speciale. Una famiglia unita, un calore, quello che Rosselli chiama “senso religioso della famiglia” annettendolo tra i valori superiori dell’etica ebraica. La si percepiva attraversando quelle stanze. Noi bambini venivamo accolti in quella casa con un affetto e una naturalezza inconfondibili. Settembre in Monferrato può essere ancora stagione di grande caldo. Si correva allegri per quei vicoli e nella cucina dove la mamma di Bruno si prendeva cura di noi bambini. Non mancava nemmeno il brivido della trasgressione, quando in sinagoga, con il suo inconfondibile impermeabile grigio e la lunga barba, la sera della vigilia di Kippur, appariva a sorpresa Leo Levi, l’indomito lottatore contro i dinosauri dell’ebraismo italiano, i cui saggi qualche anno fa ho contribuito a rendere noti dopo tanti anni, troppi, di emarginazione se non di scomunica (Leo Levi, Contro i dinosauri. Scritti civili 1931-1972, Napoli, L’ancora del mediterraneo, 2011).
Sì, perché Casale è nella storia dell’ebraismo italiano una enclave di armonie degli opposti: è stata la culla del ribelle Leo Levi, ma anche di Salomone Olper, del patriottico Flaminio Servi e del “Vessillo Israelitico” e infine dell’austero custode della Legge, di un Saggio salito poi a occupare posti di prestigio a Roma, Augusto Segre, che era cugino primo del mio nonno materno. Meglio dovrei dire, ora che ho letto le pagine di Bruno, che entrambi ci siamo dissetati alla stessa fonte: le Memorie di vita ebraica di Augusto Segre, una bellissima autobiografia ebraico-piemontese, che andrebbe presto ristampata, dopo il successo che ha avuto l’edizione americana. Il mio nonno materno curiosamente aveva un nome greco, Aristide. Era cresciuto a Casale Monferrato in una famiglia poverissima di dodici fratelli. Suo padre era uno di questi dodici fratelli della tribù dei Segre monferrini: nell’Europa orientale si sarebbe detto uno schnorrer. Non aveva la stoffa e nemmeno il desiderio di essere nominato Barba come usa in Piemonte. Lo avevano sopranominato Mandulìn. Tanto valeva a qualificarlo per la sua eccentricità. Un mandolinista (metaforico) sul tetto, ho sempre pensato di lui, mio strampalatissimo bisnonno. Un suo ritratto implacabile, ma venato di pietas, si trova appunto nelle Memorie di Augusto Segre, legato da cuginanza alla tribù del nonno Aristide. Segre non è molto tenero con il mio Mandulìn. Quel ritratto per molti versi spietato è fisso nella mia memoria e lo rileggo volentieri. Quando io stesso o i miei figli gongoliamo troppo per un successo scolastico o professionale il pensiero corre subito a lui. Nella vita, davanti ai successi e alle sconfitte, non dovremmo mai perdere di vista, come dice il Re Leone disneyano, chi siamo e, soprattutto, da dove veniamo.
Anche nelle genealogie di Bruno, che riscopro scorrendo queste pagine c’è di che divertirsi per un giorno intero. Radici umili: un avo che faceva il parrucchiere a Saluzzo, un altro il falegname, un altro più fortunato che inaugura una produzione di dolciumi. Di questi personaggi il libro di Bruno è pieno. La passione dell’autore per la fotografia è confermata dal risultato ottenuto con questo libro grazie alle cure editoriali del fratello Elio. Un libro che non esce da una camera oscura dei ricordi, ma vorrei dire da una boutique di ricordi pieni di tenerezza e di rimpianto.

Alberto Cavaglion