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La richiesta UCEI alle istituzioni
“Risarcimento per chi fu perseguitato,
la scadenza sia prorogata”

Un decreto legge presentato in aprile e prossimo alla conversione in legge ha fissato nel 30 maggio scorso la data ultima per presentare, da parte di chi fu vittima di crimini nazisti, o dai suoi eredi, la richiesta di un risarcimento allo Stato italiano. Un fondo dedicato servirà all’occorrenza. Ma soltanto un numero parziale degli aventi diritto rischia di fruirne visto il ristretto lasso di tempo trascorso dalla presentazione del decreto e quella scadenza ormai superata.
Tra gli enti in prima fila nel perorare una procrastinazione c’è l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. “Un mese è un termine molto breve per chi deve fare delle ricerche e documentare quello che è successo quasi 80 anni fa. Non è una domandina da fare alla Germania. Bisogna iniziare una causa con notifica alle ambasciate”, spiega il vicepresidente UCEI in una intervista trasmessa in queste ore dal Giornale Radio Rai. Un problema significativo e che non riguarda il solo mondo ebraico. Ma anche, ad esempio, le vittime delle numerose stragi perpetrate sul territorio italiano (da Marzabotto a Sant’Anna di Stazzema). E con loro, sottolinea il vicepresidente UCEI, “anche politici e internati militari: sicuramente qualche migliaio di persone”.
“Il decreto legge ci ha lasciati sgomenti a cominciare dallo strumento scelto, urgente, quando si parla di crimini di guerra” aveva affermato in precedenza, interpellato dal quotidiano La Repubblica. “Le preoccupazioni non sono delle comunità ebraiche, ma riguardano tutta la società civile: ci preme garantire la possibilità di ricorrere contro chi ha lacerato famiglie e affetti”.