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L’addio a Yehoshua

Da Gerusalemme il Presidente Draghi lo ha definito uno scrittore “grandemente amato in Italia”. E i quotidiani ricordano il perché di questo affetto dimostrato nel corso degli anni ad Abraham Yehoshua, uno dei grandi della letteratura israeliana, scomparso ieri a 85 anni. “Con creatività infinita, con uno slancio letterario apparentemente senza sforzo, ci ha trasportato da una realtà ordinaria, consueta, quotidiana, persino banale, in luoghi immaginari, surreali e assurdi. Con un unico battito delle ali della fantasia ci ha mostrato quanto la realtà – soprattutto la nostra, qui in Israele – è surreale”, il ricordo dell’amico David Grossman pubblicato da Repubblica. Sul quotidiano sia il direttore Maurizio Molinari sia Wlodek Goldkorn descrivono l’importanza del suo segno letterario e del suo sguardo originale sul mondo, partendo da Haifa. Si ricorda il suo impegno politico come voce del “campo della pace”: prima per la soluzione due Stati per due popoli, poi per uno Stato unico e binazionale (La Stampa ripubblica un suo intervento a riguardo). In evidenza anche il suo stretto legame con l’Italia, che Gad Lerner, ricordando il suo soprannome Buli, sul Fatto Quotidiano definisce “la sua seconda patria”. Il suo ultimo libro, La figlia unica, era propria ambientato qui.
“I suoi libri hanno avuto un’importanza capitale nel ridisegnare l’immagine dell’identità ebraica nel mondo contemporaneo, ma anche nel rintracciare i valori comuni di umanità e pietas che prescindono da qualunque appartenenza”, scrive sul Corriere Cristina Taglietti. Sulle stesse pagine, Aldo Cazzullo – come altri – evidenzia, raccontandone la biografia, come Yehoshua fosse “convinto che Israele avesse il problema opposto al resto del mondo: un eccesso di memoria”. Un eccesso sia da parte ebraica che palestinese, sottolinea Fiamma Nirenstein sul Giornale. Su La Stampa Elena Loewenthal ricostruisce l’arrivo in Italia dei libri di Yehoshua e come abbiano aperto la strada all’ingresso della letteratura israeliana nel nostro paese.

Gerusalemme, snodo verso Kiev. Molta attenzione ancora sui quotidiani italiani per la conclusione della visita in Israele di Draghi, che si prepara a visitare, assieme a Scholz e Macron, l’Ucraina. Punto centrale delle analisi dei giornali, il vertice con il Premier Bennett in cui si è discusso di energia – con la porta aperta di Gerusalemme a rifornire l’Europa con il gas – e della crisi in Ucraina. Corriere, Repubblica, Stampa e Sole 24 Ore sottolineano come Draghi abbia ringraziato Bennett e il suo governo per aver cercato di mediare tra Kiev e Mosca, ribadendo la posizione italiana: ogni passo diplomatico dipende dalle scelte dell’Ucraina aggredita che l’Italia continua “a sostenere in maniera convinta” davanti all’aggressore russo. “Con Bennett – ha dichiarato il Presidente del Consiglio – abbiamo discusso anche del rischio di catastrofe alimentare dovuta al blocco dei porti del Mar Nero. Dobbiamo operare con la massima urgenza dei corridoi sicuri per il trasporto del grano. Abbiamo pochissimo tempo, tra poche settimane il nuovo raccolto sarà pronto”.
La tappa israeliana si inserisce dunque in un più ampio lavoro del governo italiano per trovare soluzioni alla complessa crisi ucraina. Con Bennett – la cui posizione è molto precaria, ricorda il Foglio – che ha riconosciuto a Draghi un ruolo da protagonista: “Ora che Merkel è andata via – il saluto del Premier israeliano – l’Europa ha bisogno di una leadership forte e responsabile. Io ammiro la tua”.
Una leadership condivisa con Scholz e Macron che si ritroveranno in Ucraina per dare un segnale forte alla Russia: “La fotografia accanto a Zelensky nella capitale bombardata – evidenza Repubblica – è il messaggio al mondo dell’Europa che pianifica l’ingresso di Kiev nella sua famiglia”.
Parte della missione di Draghi, dopo la visita a Yad Vashem e i vertici con la leadership israeliana, anche la firma di sei accordi di cooperazione con l’Autorità nazionale palestinese nei campi della chirurgia pediatrica, agricoltura, occupazione e della protezione del patrimonio culturale.

Biden verso Israele. Il 13 e 14 luglio Joe Biden sarà per la prima volta in Israele da quando è stato eletto Presidente degli Stati Uniti. Sarà una missione che toccherà anche l’Arabia Saudita e avrà due priorità: allargare gli Accordi di Abramo e lavorare sugli equilibri internazionali sul fronte dell’approvvigionamento energetico. “Se darà i frutti sperati, – scrive Repubblica -, potrebbe portare all’isolamento della Russia dall’Opec Plus; l’aumento delle forniture di petrolio e gas dall’intera regione del Golfo, per contrastare l’inflazione e aiutare l’Europa a raggiungere l’indipendenza energetica da Mosca; l’integrazione di Riad negli Accordi di Abramo, e quindi la ripresa dei negoziati per la pace tra israeliani e palestinesi, a partire dalla riapertura del consolato a loro dedicato a Gerusalemme. In cambio l’Arabia, oltre alla fine del trattamento da “pariah”, chiede certezze sulla protezione dall’Iran, che potrebbero includere la fine o il congelamento delle trattative per riattivare l’accordo nucleare firmato da Obama”.

Milano, Memoriale della Shoah e Cdec: un nuovo volto. “Sono venuta tante volte in questo posto e ogni volta ho avuto la stessa sensazione di paura di quel giorno, quando avevo 13 anni. Ma oggi che di anni ne ho quasi 92 ho anche una sensazione straordinaria, perché la nascita di una biblioteca nel luogo dove si andava alla morte, è una sorgente di vita”. Così la senatrice a vita Liliana Segre commentando l’ingresso al Memoriale della Shoah di Milano della nuova sede del Cdec, il Centro di documentazione ebraica contemporanea, e in particolare di una biblioteca che conta 30 mila volumi. Ieri questa novità è stata inaugurata, dando vita a quello che Repubblica e Corriere descrivono come “il più grande polo della Memoria in Italia”. Un nuovo polo, spiega il presidente della Fondazione Memoriale della Shoah Roberto Jarach, che “rende ancora più esplicita la nostra missione: portare i giovani a visitare il Memoriale”. Il Cdec, aggiunge il presidente Giorgio Sacerdoti, “è la seconda gamba di questo polo della memoria. Qui il centro porta non solo la sua biblioteca, l’archivio, ma tutta la ricerca storica, la formazione che fa”. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza di Liliana Segre e di Tatiana Bucci, che condividono il tragico destino della sopravvivenza ad Auschwitz. Durante l’evento, raccontato dai quotidiani oggi, è stato presentato un cortometraggio del regista Ruggero Gabbai incentrato sulla scoperta del binario 21 di Milano, poi diventato appunto il Memoriale.

Daniel Reichel