Documenta e le polemiche sull’antisemitismo

Prima ancora che inaugurasse, la quindicesima edizione di Documenta aveva già attirato attenzioni e critiche. Attorno a una delle più importanti manifestazioni d’arte del mondo, che si tiene ogni cinque anni nella città tedesca di Kassel, si erano levate forti preoccupazioni per possibili messaggi contro Israele e antisemiti. In particolare dopo che si era scoperto – anche grazie a un controverso blog – che alcuni membri del collettivo indonesiano Ruangrupa, a cui è affidata la curatela di Documenta, avevano firmato nel 2021 un appello contro Israele intitolato “lettera contro l’apartheid”. Un documento in cui si metteva in dubbio la legittimità stessa d’Israele.
Il caso è arrivato sui media e si è aperto per settimane un confronto in Germania. Gli organizzatori di Documenta avevano pianificato un ciclo di discussioni pubbliche sul “ruolo dell’arte e della libertà artistica di fronte all’aumento dell’antisemitismo, del razzismo e dell’islamofobia”. Poi però il tutto era saltato con uno scontro a distanza in cui era coinvolto il collettivo Ruangrupa e il presidente del Consiglio Centrale degli ebrei in Germania, Josef Schuster. In sintesi, da una parte si sosteneva il diritto a criticare Israele, dall’altra si evidenziava che la critica è possibile finché non diventa delegittimazione. Un pensiero – quest’ultimo- che del resto ha ribadito anche il capo di Stato tedesco Frank-Walter Steinmeier, inaugurando proprio Documenta 15. “Per quanto siano giustificate alcune critiche alle politiche israeliane, come la costruzione di insediamenti, riconoscere la statualità israeliana significa riconoscere la dignità e la sicurezza della comunità ebraica moderna”, ha dichiarato Steinmeier. “Come presidente della Germania dico a nome del mio Paese: riconoscere Israele è la base e la condizione per il dibattito qui”, ha aggiunto, evidenziando di aver valutato l’opportunità di essere presente o meno all’inaugurazione proprio a seguito delle polemiche.
Polemiche però che si intensificheranno visto quanto emerso tra le esposizioni e denunciato in queste ore come chiaro antisemitismo. Su un murales realizzato dal collettivo di artisti indonesiani “Taring Padi” si vede una figura il cui abbigliamento e i cui tratti del volto ricordano le caricature antisemite pubblicate dalla rivista Der Stürmer. Come ha evidenziato un utente sui social, nella caricatura appare “’L’ebreo’ nei panni di una creatura zoomorfa con una fisionomia distorta (occhi iniettati di sangue, denti appuntiti che si stringono, naso storto) completa di kippah, cappello e riccioli laterali. Sul cappello è impressa una runa ‘SS’, che caratterizza ‘l’ebreo0 come nazista e quindi come impersonificazione del malvagio”. Altre immagini pubblicate su Twitter mostrano un’altra figura con il muso di un maiale e la scritta “Mossad” sull’elmetto.
„Der Jude“ als zoomorphes Wesen mit verzerrter Physiognomie (blutunterlaufene Augen, spitze Raffzähne, krumme Nase) samt Kippot, Hut und Schläfenlocken. Auf dem Hut prangt eine „SS“ Rune, die „den Juden“ als Nazi und somit als das personifizierte Böse charakterisiert #documenta15 pic.twitter.com/IqMU4YqADt
— Thorsten Sommer (@ThorstenSommer1) June 19, 2022
Per Meron Mendel, direttore dell’istituto educativo Anna Frank, il murales deve essere immediatamente rimosso. “Contiene chiari motivi antisemiti”.