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Israele, cade il governo

A poco più di un anno dalla sua nascita, il governo israeliano, da tempo in una situazione precaria, è caduto. Ad annunciarne la fine, il Primo ministro Naftali Bennett e l’alleato con cui ha dato vita all’eterogenea coalizione di maggioranza, il ministro degli Esteri Yair Lapid. I due hanno spiegato di aver fatto di tutto per salvare l’esecutivo e ora, salvo sorprese, Israele tornerà (tra fine ottobre e inizio novembre) ai seggi per la quinta volta in tre anni. Perché ciò avvenga, dovrà essere votata la legge per lo scioglimento della Knesset. Voto che Bennett e Lapid hanno annunciato per lunedì. Il Corriere evidenzia come l’ex Premier Netanyahu potrebbe cercare di bloccarla e provare a trovare una nuova maggioranza all’interno del parlamento per sostenere un suo governo. Le previsioni dei quotidiani israeliani tendono a escludere questa opzione.
“Il collasso – evidenzia il Foglio – è la prova che la crisi politica che attanaglia Israele dal 2019 è ancora “molto viva”, scrive Barak Ravid di Axios. Bennett e Lapid hanno cercato di rinnovare nelle ultime settimane la legge che regola i territori israeliani in Cisgiordania”. La legge, grazie alle manovre politiche di Netanyahu, non è passata e su questo, ha dichiarato Bennett, la coalizione si è definitivamente frantumata. Sempre Bennett ha poi confermato che, con lo scioglimento della Knesset, a diventare Primo ministro ad interim sarà l’attuale ministro degli Esteri Lapid, che guiderà il governo di transizione sino al giuramento del prossimo esecutivo (e, sottolinea il Foglio, sarà lui con buona probabilità ad accogliere il presidente Biden il prossimo 13 luglio quando arriverà a Gerusalemme). Gli schieramenti, aggiunge Repubblica, sono sempre gli stessi: contro e a favore di Netanyahu, con il partito arabo Raam intenzionato a fare da ago della bilancia.

Israele e il virus. Mentre anche in Italia si assiste a un nuovo aumento dei contagi da covid-19, lo sguardo è ancora rivolto a Israele, che in questa pandemia è stato per molti versi un riferimento. Il Fatto Quotidiano oggi chiede a Cyrille Cohen, immunologo e consulente Covid del governo israeliano, un quadro sulla situazione. “Il problema è che non sappiamo quale variante sarà dominante in autunno. – spiega Cohen – Se sarà ancora Omicron bene, ma se fosse una nuova e diversa rischieremo di essere daccapo. In ogni caso, il vaccino aggiornato sarà comunque utile per le fasce vulnerabili”. Ma anche il vaccino originale, aggiunge Cohen, “è ancora efficace nel prevenire la malattia grave, anche in questa fase di prevalenza Omicron”. L’immunologo israeliano sottolinea nell’intervista la necessità di maneggiare con cautela i dati e preferisce evitare previsioni. E al Fatto che gli chiede conto di uno studio su un aumento del 25% in Israele “delle chiamate di emergenza legate a eventi cardiaci negli under 40, in un periodo in cui le infezioni erano estremamente basse”, suggerendo che possa esserci un legame con le vaccinazioni, ricorda che “le telefonate non sono una diagnosi. Sembra che il 59% delle persone che hanno chiamato non fossero vaccinate”.

Risarcimenti per la strage di Marzabotto. La giudice Alessandra Arceri del Tribunale di Bologna ha condannato la Repubblica federale tedesca a risarcire le vittime degli eccidi perpetrati a Monte Sole dalle “Waffen SS” dal 29 settembre al 5 ottobre 1944. Il procedimento è stato promosso in sede civile da 36 familiari ed eredi di alcune delle 800 vittime della strage di Marzabotto. “Si tratta di una sentenza importante – scrive Repubblica Bologna – perché pone in secondo piano una pronuncia della Corte internazionale dell’Aja – secondo cui gli stati godono di un’immunità rispetto a crimini di guerra commessi dai propri militari – confermando il diritto delle vittime a chiedere giustizia non solo sul piano penale, portando alla sbarra gli esecutori materiale dei crimini, ma anche civile chiedendone conto ai governi che stanno dietro gli eserciti”. Nel pezzo si ricorda che la Germania, come in altri casi, si è opposta al procedimento, richiamando un difetto di giurisdizione. Anche per quando verrà quantificato il risarcimento “i familiari saranno ‘ristorati’, ma con fondi messi a disposizione dall’Italia”. Il presidente dei familiari delle vittime di Montesole, Gianluca Lucarini, auspica che questa sentenza porti l’Aja “a rivedere le pronunce del passato e cancellare l’immunità dei governi rispetto ai crimini commessi dai propri eserciti”.

Francia, chi guida l’opposizione. L’unione dei partiti di sinistra guidata da Jean-Luc Mélenchon ha più seggi in parlamento (131) rispetto all’estrema destra di Marine Le Pen (89), ma quest’ultima ha solo un partito a cui rendere conto, il suo. Mélenchon invece deve trattare con diverse realtà, scontrandosi con il fatto che il suo partito ha meno deputati (72) rispetto a Le Pen. Per questo, spiega Repubblica, i due “due leader sovranisti” si contendono in parlamento lo scettro di ‘primo oppositore’ contro Emmanuel Macron”. Entrambi comunque promettono opposizione e cercheranno di affossare l’esecutivo di Macron – privato della maggioranza assoluta in parlamento -, che intanto, aggiunge La Stampa, pensa “anche a un mini-rimpasto, che potrebbe essere l’occasione per mettere le mani più in profondità nella squadra dell’esecutivo, fino ad arrivare al licenziamento della premier Elisabeth Borne”.

Chi è Mélenchon. Nel quadro traballante e diviso della Francia, Francesco Merlo (Repubblica) spiega a un lettore che dice che avrebbe votato per Mélenchon, chi è il politico di estrema sinistra. Ricorda di averlo incontrato in passato e afferma: “era già estremista, trozkista, castrista…, ma non era ancora diventato il pastiche populista e sovranista di oggi. Corbyn e Mélenchon si somigliano? L’inglese è migliore, più coerente e idealista, un samurai dell’ideologia, mentre il francese che ha zigzagato da Lenin a Chavez da Che Guevara ad Assad … sino Putin è pronto a tutte le proteste di pancia, come i veri reazionari moderni, come i grillini del vaffa. Corbyn e Mélenchon dissimulano (male) il loro antisemitismo e Mélenchon dissimula anche l’amicizia e il sostegno a Putin che definiva ‘baluardo contro l’imperialismo americano’. Su Putin, sulla Russia e sull’Europa Mélenchon e Marine Le Pen, – scrive Merlo – sono in grande sintonia, proprio come, in Italia, i 5stelle di Conte e la Lega Salvini”.

Antisemitismo a Documenta. L’ambasciata israeliana in Germania è intervenuta contro una controversa opera con riferimenti antisemiti a Documenta, una delle maggiori esposizioni d’arte contemporanea del mondo, di scena a Kassel, in Germania. Ad essere stigmatizzato, segnala in una breve La Stampa, un vergognoso murales con un soldato dalla faccia di maiale, una sciarpa con una stella di Davide e un elmetto con la scritta Mossad, opera del collettivo indonesiano Taring Padi. “È oltraggioso che vengano esposti elementi antisemiti”, ha dichiarato l’ambasciata, condannando un’opera che ricorda “la propaganda di Goebbels e dei suoi scagnozzi nei tempi bui della storia tedesca”. Questo “non ha nulla a che fare con la libertà di espressione, ma è espressione di antisemitismo vecchio stile”.

Il voto a Sesto. “Rileggendomi mi sono vergognato di me stesso. Altre mie dichiarazioni sono state invece strumentalizzate o addirittura inventate. E ho fatto un esposto in Procura”, lo afferma al Corriere Milano Michele Foggetta, il candidato della sinistra a sindaco di Sesto San Giovanni. La vergogna è per alcune sue uscite passate su Israele. Dichiarazioni che rimangono un tema della campagna elettorale, come dimostra la replica a distanza del sindaco uscente e candidato della destra Roberto Di Stefano. “Credo che la vicenda dei vecchi post del candidato sindaco contro Israele sia stata determinante. I moderati non possono votarlo”, sostiene Di Stefano.

Daniel Reichel