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“Traccia su Liliana Segre e il ’38,
un’occasione per valutare
il lavoro con le scuole”

Nel libro scritto con Gherardo Colombo la senatrice a vita racconta il proprio percorso di vita, partendo dalla vergogna delle leggi razziste del ’38 e la conseguente sofferenza per l’espulsione dai banchi di scuola. Un testo che invita “a non voltare mai lo sguardo davanti alle ingiustizie, per fare in modo che le pagine più oscure della nostra storia non si ripetano mai più”.
Introdurlo tra i temi di maturità è una scelta non scontata, evidenzia Colombo a Pagine Ebraiche nell’invitare a soffermarsi sulla lezione che si trae dalle parole di Segre. “Io spero che in questo periodo di odio così diffuso che richiama il sentire di Liliana Segre, la sua vita improntata a non odiare nonostante quanto ha passato, si riveli utile. È un modo – evidenzia Colombo – per mostrare che esiste una strada diversa rispetto alle infinità di guerre che abbiamo intorno, rispetto all’odio che corre sui social”. Da ex magistrato auspica poi che gli studenti ricordino anche l’impegno nel dopoguerra di ripristinare la giustizia, di rispondere alle leggi discriminatorie del regime fascista con le norme della democrazia. “Spero in un riferimento ai tentativi della nostra Costituzione di cercare di bandire definitivamente la discriminazione. E quindi di creare una società più inclusiva possibile. Poi vedremo cosa uscirà da questi temi. Io ho incontrato migliaia di studenti in questi anni, ma soprattutto li ha incontrati Liliana. E mi sono chiesto cosa sarà rimasto loro della sua testimonianza”.
Un interrogativo condiviso da Marcello Pezzetti. Con la collega Liliana Picciotto negli anni Novanta aveva accompagnato Segre al binario 21, da cui nel gennaio del ’44 fu deportata ad Auschwitz con il padre Alberto. “Sono passati ormai trent’anni da quel momento, è nato un Memoriale della Shoah in quel luogo. E ora ci chiediamo quale consapevolezza c’è nella nostra società, nei giovani, rispetto al nostro passato. La scelta importante del ministero con la traccia su Segre – afferma – può aiutarci a capire a che punto siamo. A che grado di comprensione sono arrivati gli studenti italiani, a che punto è quella che in Germania è definita vergangenheitsbewältigung, la presa di coscienza rispetto al proprio passato”.
In attesa di avere risposte in merito, il fatto che il tema delle leggi razziste sia entrato tra le tracce della maturità, evidenzia invece Picciotto, è di per sé un segnale positivo. “Ci dice che i nostri governanti hanno capito l’importanza di quel passaggio storico, anche grazie al costante lavoro di testimonianza della Segre. E si capisce a occhio nudo che questa è un’ottima occasione per tutti, sia per i ragazzi sia per i genitori, per riflettere sul passato. È – aggiunge la storica della Fondazione Cdec di Milano – una specie di occasione per una presa di coscienza nazionale”.
Da una prospettiva interna alla scuola interviene poi Anna Segre, docente in un liceo di Torino. “La testimonianza di Liliana Segre sugli effetti prodotti dalle leggi razziste su di lei bambina può essere molto coinvolgente per i ragazzi, che facilmente potrebbero identificarsi. Interessante – rileva – che non parli solo dell’espulsione dalla scuola (che comunque è la prima cosa menzionata) ma anche di cose meno note, per esempio le telefonate anonime con minacce ‘muori!’, ‘perché non muori?’. Mi chiedo quanto i ragazzi saranno in grado di contestualizzare storicamente come richiesto dalla traccia”.
Domanda che si pongono anche Colombo e Pezzetti. “Il rischio – afferma ad esempio Pezzetti – è quello che la questione della discriminazione venga agganciato troppo all’attualità. Da storico preferirei uno svolgimento in uno contesto specifico: mi piacerebbe vedere un tema con i riferimenti chiari a quanto si è appreso nel percorso di studi sulle leggi razziste, sulla Shoah, sul fascismo”. Dall’altro lato, aggiunge, “capisco che a riportarci comprensibilmente all’attualità sono le stesse parole della senatrice Segre sulla necessità di lottare nel presente contro l’indifferenza”. Il rischio poi è che gli studenti cadano in vere e proprie distorsioni. “Potrebbe essere un po’ pericoloso – sottolinea Anna Segre – il fatto che nella parte di commento si chieda di fare le proprie considerazioni ‘anche con eventuali riferimenti ad altri contesti storici’. Che riferimenti potrebbero fare? E se qualcuno tira fuori le ‘discriminazioni’ contro i non vaccinati?”. Anche per questo storia e Memoria, aggiunge Picciotto, vanno “maneggiate con cura e con rigore: l’educatore ha il compito di attualizzare, ma tenendo conto del lavoro dello storico, che mette in fila e riordina le testimonianze accumulate nel tempo”.