moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Comunità solidali,
la lezione di Villa Emma

Comunità solidali “di ieri e di oggi”. È il respiro, il tema che dà il ritmo al nuovo numero della Rassegna Mensile di Israel. Curato da Liliana Picciotto e Adachiara Zevi, il volume 86 (numero due e tre) della prestigiosa pubblicazione edita dall’UCEI si incentra, in particolare, su una specifica storia: quella dei ragazzi di Villa Emma, uno dei luoghi in cui in un tempo buio e incerto si cercò di costruire fratellanza, speranza, condivisione.
“La decisione della Rassegna Mensile di Israel di dare ampio spazio a questa vicenda cade nel momento giusto”, sottolinea Zevi. “Dopo anni di reticenze istituzionali, di dilazioni e rinvii, ma anche di studi e approfondimenti, il luogo destinato a raccontare questa storia ha infatti una realtà architettonica, almeno sulla carta”. Ad innescare il salto di qualità il concorso in due gradi bandito nel 2018 dalla Fondazione Villa Emma, dal Comune di Nonantola e dall’Ordine degli architetti di Modena che l’anno seguente ha premiato un progetto volto a costruire un itinerario tra diversi spazi. Villa Emma appunto, dove 73 ragazzi ebrei soggiornarono da luglio 1942 a ottobre 1943. E quindi il centro storico del paesino, dal seminario alle case dei nonantolani “dove gli stessi trovarono riparo e protezione prima della fuga precipitosa dopo l’occupazione tedesca”.
Una vicenda analizzata in numerosi saggi che mettono in luce aspetti anche artistici, politici e sociologici. L’impressione che se ne ricava è di una storia normale e unica allo stesso tempo: “Che un gruppo eterogeneo di ragazzi in fuga dall’Europa in fiamme venga accolto, protetto, nascosto e aiutato nuovamente a fuggire, in un abbraccio solidale che dai singoli si estende all’intera comunità, è obiettivamente un fatto straordinario, pressoché unico, persino in un paese come l’Italia prodigo di assistenza ai perseguitati. Ma è ancora più straordinario – riflette Zevi – che gli attori di tale solidarietà la considerino del tutto normale, al punto di rimuoverla dopo la guerra, custodendola nello spazio privato della loro memoria”. Toccherà quindi alla generazione successiva “tradurre quel silenzio in testimonianza, seguendo le tracce di quei ragazzi divenuti adulti, raccogliendone i racconti e ricucendoli in una storia che ci accingiamo a raccontare compiutamente perché venga trasmessa, condivisa e funga da esempio virtuoso”.
Il numero della Rassegna è dedicato allo studioso tedesco Klaus Voigt, recentemente scomparso. “Dei ‘ragazzi di villa Emma’ aveva fatto, per molti anni, una ragione di vita, ricostruendone le vicissitudini durante il periodo bellico, ritrovandoli uno a uno (per lo più in Israele), curandone le memorie e stabilendo con loro, già anziani, un circolo virtuoso di simpatia e di affetto”, la commossa testimonianza di Picciotto. “Quando Klaus si recava in Israele – aggiunge – se lo contendevano e ognuno avrebbe voluto ospitarlo e vezzeggiarlo per un po’”.
La raccolta si apre non a caso con un articolo a sua firma in cui viene fotografata la vicenda attraverso il filtro, imprescindibile, di una lettura storica. Secondo Picciotto una vicenda emblematica “di civiltà e di umana convivenza in un mondo come quello che fu il biennio 1943- 1945 in cui tutto induceva all’immobilismo, alla paura, all’egocentrismo”. Una storia, inoltre, “che squarcia quella coltre di nebbia di amoralità velenosa e unificante” per portare in superficie “pulsioni positive di umana solidarietà, scaturite a volte improvvisamente”. Un tema su cui riflettere anche alla luce dell’argomento da lei trattato in suo articolo: i tentativi andati a vuoto volti a far partire bambini e adolescenti, figli di profughi stranieri internati in Italia o nelle zone annesse della ex Jugoslavia, passando da uno dei Paesi Balcanici allora alleati dell’Asse. Ciò sarebbe dovuto avvenire tra ‘42 e ‘43. Un’epoca in cui, ricorda Picciotto, l’Italia “non era ancora invasa ed era padrona di trattare gli ebrei secondo suoi principi e desideri”, anche se ciò non vuol naturalmente dire “che non applicasse un feroce antisemitismo legale”.
Tra le firme di questo numero anche Stefano Levi Della Torre, Bruno Maida, Guido Pisi, Fausto Ciuffi, Elena Pirazzoli, Maria Bacchi, Silvano Longhi, Giulio Disegni e Michele Sarfatti.

(La presentazione di Nonantola oltre Villa Emma e dei volumi più recenti della Rassegna Mensile di Israel è disponibile cliccando qui. Allo stesso indirizzo sono inoltre consultabili gratuitamente tutti i volumi usciti dal 2007 al 2019)