Israele, l’impresa dell’Under 19
e il sogno di un Mondiale
a Gerusalemme

“Quel che ho pensato, ha detto, è che ognuno potrebbe scrivere su un bigliettino dove sogna di trovarsi fra quattro anni. Dal punto di vista personale, professionale. E ai prossimi Mondiali apriremo i biglietti e vedremo cos’è successo nel frattempo…”.
Quanto il calcio rappresenti per Israele è La simmetria dei desideri, uno dei romanzi più celebri di Eshkol Nevo, a raccontarcelo con efficace intensità e grazia. Un grande amore metafora anche di tanto altro ma raramente corrisposto vista la scarsa propensione israeliana a lasciare un segno a livello sia di club che di nazionale. E così i Mondiali da guardare son sempre stati quelli degli altri, con la sola eccezione di un torneo non certo indifferente all’Italia (Messico ’70) dove la squadra israeliana fu autrice di un’impresa a suo modo memorabile, bloccando sullo 0 a 0 proprio gli Azzurri.
Le soddisfazioni in questo sport son state talmente poche che non è improprio definire storica l’impresa compiuta dalla nazionale Under 19 che, battendo la Francia in semifinale, si è aggiudicata l’accesso alla finale degli Europei in svolgimento in Slovacchia dove sfiderà l’Inghilterra vincitrice dell’altra semifinale contro l’Italia. Il traguardo appena raggiunto ha suscitato grande entusiasmo, con reazioni di giubilo anche governative. Tra l’altro, a prescindere dal risultato dell’atto conclusivo, c’è già una certezza: la qualificazione diretta ai Mondiali di categoria che si svolgeranno il prossimo anno in Indonesia.
Ma potrebbe esserci in futuro un Mondiale ancora più allettante per Israele. Ed è l’edizione 2030 dei “grandi”, che si punta a organizzare insieme ad Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Un progetto ambizioso ma sul quale si sta continuando a lavorare nell’ombra con tra i promotori il filantropo e mecenate Sylvan Adams che ha già portato lo sport israeliano ad alti livelli attraverso la Israel Premier Tech (già Israel Start-Up Nation e Israel Cycling Academy), da anni protagonista nelle principali corse a tappe del ciclismo. L’obiettivo è di “far sì che Israele possa accogliere il più importante evento sportivo della sua storia”, contribuendo anche a rafforzare quei rapporti d’alleanza e buon vicinato che stanno cambiando il volto del Medio Oriente.
La concorrenza è molta e anche l’Italia potrebbe essere della partita con una sua candidatura. Ma guai a sottovalutare questa opzione, che tra i suoi sponsor avrebbe anche il numero uno del calcio Gianni Infantino. “Perché non sognare una Coppa del Mondo in Israele e nei Paesi vicini? Con gli Accordi di Abramo, perché non organizzare i Mondiali qui assieme ad altri Paesi del Medio Oriente e i palestinesi? Niente è impossibile”, le parole del presidente della Fifa durante un evento svoltosi lo scorso autunno a Gerusalemme.
Tra l’altro, anche in questo caso, si risolverebbe l’eterno problema della qualificazione. I Paesi ospitanti hanno infatti diritto a partecipare in automatico.