Rav David Weiss Halivni
(1927-2022)

È recente la scomparsa a Gerusalemme di rav David Weiss Halivni, internazionalmente conosciuto come uno dei più eminenti studiosi di Talmud e di fonti rabbiniche del nostro tempo. Era un sopravvissuto ai campi nazisti di Auschwitz, Wolfsberg e Mauthausen, dove venne internato all’età di sedici anni. Avrebbe compiuto 95 anni fra tre mesi esatti. Nato in un piccolo centro dell’Est Europa, allora Rutenia/Cecoslovacchia, oggi Ucraina, dopo gli eventi della Shoah riuscì a raggiungere gli Stati Uniti d’America: posto in un orfanotrofio ebraico, ne contestò la conduzione per gli standard di kashrut troppo bassi. Era un ragazzo prodigio per la sua già eccezionale conoscenza dei testi rabbinici. Fu presentato a Saul Lieberman, allora il più autorevole talmudista del Jewish Theological Seminary, e alla di lui morte ne divenne il successore, insegnando per 35 anni anche alla Columbia University, fino al 1993, quando fece aliyah. Come studioso di Talmud si distinse dai colleghi delle yeshivot per la sua accettazione, ponderata e critica, del metodo storico-filologico moderno. Combinando quel metodo con gli approcci più tradizionali, Weiss Halivni produsse un vasto commentario in dieci volumi, intitolato Meqorot u-mesorot, ossia Fonti e tradizioni, e due fondamentali studi: il più analitico/esegetico Peshat and Derash (1991) e il più sintetico/teologico Revelation Restaured (1997), quest’ultimo tradotto da Milka Ventura nel 2000 per Giuntina con il titolo Restaurare la Rivelazione.
Questa sua intenzionale, complessa combinazione di scienza critica moderna e di approcci tradizionali lo resero un outsider tra i charedim; ebbe però i massimi riconoscimenti dall’accademia israeliana, dove insegnò fino a pochi anni fa (all’Università Ebraica e a Bar Ilan). Nel 2006 ricevette il Pras Israel proprio per il suo contributo agli studi talmudici. Weiss Halivni non aveva infatti difficoltà ad ammettere quel che chiamava la ‘maculatezza’ dei testi sacri, ovvero la loro corruttibilità storica: suo avviso, essa è un dato non della scienza moderna ma della stessa tradizione, là dove essa stessa pone una distinzione tra dono della Torà e sua ricezione da parte di Israele: la Torà è sì stata donata/rivelata al Sinai, ma è stata recepita/compresa da tutto Israele solo a Sion, con Ezra, al ritorno da Babilonia; il lasso temporale tra donazione e ricezione causò decadenza e oblio, contraddizioni e fraintendimenti, ed Ezra fu il primo che dovette ‘restaurare’ la Rivelazione, un compito che, a giudizio di questo talmudista-teologo, spetta a ogni generazione di ebrei. Solo con questo lavoro di Ezra, e sul modello di Ezra, la Rivelazione giunge a compimento. Tesi ardita ma originale, carica di implicazioni sempre attuali, che ha ispirato l’opera scientifico-pedagogica della sua intera vita, negli States e in Israele.
Anche come testimone e pensatore della Shoah, Weiss Halivni ha lasciato una riflessione controcorrente e provocatoria, condensata nel volume del 2007 Breaking the Tablets. Jewish Theology after the Shoah (parzialmente tradotto in italiano con il titolo L’alleanza scossa ma mai rimossa, a cura di Dan Eliezer e Raniero Fontana, Effatà 2015). Contestando la categoria di hester panim o nascondimento del Volto (Shoah non può esser considerata una punizione del Cielo) ma rilanciando quella di tzimtzum o auto-contrazione divina (come aggiustamento cosmico del potere di Dio sul mondo), lo studioso ha indicato Auschwitz come un particolare seppur doloroso momento rivelativo del rapporto divino con l’umanità e come una sollecitazione a perseverare nell’alleanza per il bene del mondo. In Weiss Halivni i concetti di tiqqun ha-Miqrà e di tiqqun ha-‘olam sono due aspetti di una medesima storia di alleanza. Commovente anche la sua autobiografia, incentrata sugli anni della sopravvivenza ad Auschwitz e ricca di domande degne di un moderno ‘Giobbe nella tempesta’. “Anche se le ferite e le cicatrici del viaggio rimangono, la santità perdura ugualmente”. Molti oggi lo riconoscono come un grande della nostra generazione.
Barukh Dayan emet.

Massimo Giuliani

(30 giugno 2022)