Londra, il governo perde pezzi
Johnson sempre più in bilico

In una sola giornata il governo di Londra guidato da Boris Johnson ha visto dimettersi oltre trenta fra ministri, sottosegretari e funzionari. “La più grande fuga di massa da un esecutivo nella storia britannica”, scrive il Corriere della Sera che titola “Tutti in fuga, Boris al capolinea”. L’attuale Premier però, nonostante in serata un gruppo di ministri, guidati dal neo Cancelliere dello Scacchiere Nadhim Zahawi, gli abbia esplicitamente chiesto di andarsene, ha opposto un secco rifiuto. Fonti vicine a Johnson al Guardian dichiarano che il Premier “vuole rimanere e combattere. La scelta è tra un’estate di smemoratezza e instabilità o una nuova partnership che finalmente vada avanti e affronti la crisi del costo della vita e faccia crescere l’economia”.
Per il Corriere la caduta di Johnson è questione di giorni, “travolto dalla sua inettitudine prima ancora che da errori politici”. “Lui crede di essere Churchill. Ha anche scritto un libro sullo statista, un volume che tutti gli storici hanno definito ridicolo. – dichiara a La Stampa lo storico Donald Sassoon – Quando è scoppiata la guerra in Ucraina, ha assunto subito toni churchilliani e rumorosi nell’appoggiare Zelensky, come se le truppe inglesi fossero in campo a battersi al fianco dell’esercito di Kiev. Quando si è trattato di accogliere i profughi, però, cioè quando si è arrivati al dunque, ne abbiamo accettati ben pochi, a differenza degli altri Paesi”.

Dopo Johnson. Per il Corriere in prima fila tra i possibili sostituti di Johnson c’è Nadhim Zahawi. Se dovesse accadere, afferma il quotidiano, “sarebbe una storia umana e politica straordinaria. Il motivo è semplice: Zahawi, oggi 55enne, è un curdo iracheno nato a Bagdad e arrivato in Gran Bretagna all’età di 9 anni, assieme alla famiglia in fuga dal regime di Saddam I lussein, senza parlare una parola d’inglese. In Italia uno come lui non avrebbe neppure la cittadinanza, a Londra rischia di diventare capo del governo”.

Firenze e i cinque nuovi giusti. Nella sinagoga di Firenze si terrà la cerimonia dedicata a cinque nuovi Giusti tra le Nazioni. “Giovanni e Alberta Paoli, Fiorenzo Paoli e Sira Macherelli, Franco Paoli, di Firenze che nel 1943 aiutarono per circa un anno gli Israel, una famiglia ebraica originaria di Trieste composta da Ester e dai figli Lucia e Samuele”, racconta Repubblica sul suo dorso locale.

Antidiscriminazione e nomine in Germania. Il governo tedesco ha proposto di nominare la giornalista Ferda Ataman commissario federale contro la discriminazione, affidandole un compito di monitoraggio, protezione delle minoranze e, non ultimo, riconciliazione. Ataman, di origine turca e attivista, è l’ideatrice di un premio satirico, il Goldene Kartoffel, che assegna ai media tedeschi che si sono distinti per articoli o servizi dai toni apertamente o velatamente razzisti. Un premio considerato controverso e per questo la nomina di Ataman, che dovrebbe essere votata oggi in parlamento, è in bilico, racconta il Corriere. “Chi insultai tedeschi definendoli Kartoffel divide più che unisce e non può diventare commissario contro la discriminazione”, afferma ad esempio Linda Teuteberg, deputata liberale, decisa a votare contro la sua stessa maggioranza. “Come nomina la trovo problematica”, dice al quotidiano Ahmad Omeirate, musulmano, studioso di Islam e antisemitismo, secondo il quale Ataman indulge in stereotipi e linguaggi che “sono propri dei gruppi estremisti, a cominciare dai Fratelli musulmani” e si fondano sulla falsa convinzione che “la società occidentale sia di per sé ostile all’Islam”.

Spettacoli. Il Corriere presenta “Il duce delinquente”, lo spettacolo del giornalista Aldo Cazzullo in collaborazione con l’attore Moni Ovadia che verrà presentato domani ad Atri. “A 100 anni dalla marcia su Roma, la condanna del fascismo può prescindere dal dibattito ideologico e concentrarsi sui crimini del regime. Non solo le leggi razziali e l’alleanza con la Germania nazista di Hitler, è tutta la storia di Mussolini e del fascismo a lasciarsi dietro una scia di sangue”, spiega il quotidiano, sottolineando che da qui muove lo spettacolo.

Segnalibro. Repubblica presenta il romanzo Salvarsi a vanvera di Paolo Colagrande (Einaudi), racconta la storia di Aride Mestolari e l’ideazione di un incredibile piano per salvare lui e altri ebrei dalla furia antisemita. Il Foglio invece parla dell’ultimo libro di Woody Allen, Zero Gravity, e riferisce di un suo prossimo film – forse l’ultimo – in francese.

Perdonare. “Quello che più mi chiedono l’ho raccontato nel mio ultimo libro: se perdono, se credo in Dio, se odio. Posso dire sempre che non odio nessuno al mondo. Per fortuna non conosco questo sentimento. Quanto al perdono, no. Un ebreo può perdonare, se ci riesce, per se stesso. Non posso perdonare, nessuno può farlo, per i “sommersi”, come diceva Primo Levi. Io non sono capace di perdonare. Io credo che il mio non odio sia già un perdono. Non ho mai odiato nessuno”, lo afferma la Testimone della Shoah e scrittrice Edith Bruck, protagonista di un’ampia intervista al Riformista.

Daniel Reichel