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Speranze per il grano ucraino

A partire dal 27 luglio l’esportazione del grano ucraino ripartirà dal porto di Chornomorsk, nel sud-ovest del Paese. Seguiranno i porti di Odessa e Pivdennyi. Lo ha annunciato il ministro delle Infrastrutture Oleksandr Kubrakov. La speranza che si tratti di un primo passo per sbloccare la prolungata crisi del grano, innescata dall’aggressione russa all’Ucraina. Kiev e Mosca hanno firmato accordi sostenuti dalle Nazioni Unite per riprendere le esportazioni attraverso il Mar Nero il 22 luglio scorso. Ma l’esercito russo il giorno seguente ha bombardato l’area di Odessa, ricorda il Corriere. Per cui il timore è che non rispetti i patti. Intanto, rileva la Stampa, il sud dell’Ucraina è il nuovo fronte caldo del conflitto e “a breve potrebbe cambiare la faccia di questa guerra. Almeno è questo il punto in cui gli ucraini sperano vista la controffensiva in cui sono impegnati. – scrive il quotidiano torinese – Anche se le autorità locali non danno ancora certezze, secondo gli analisti sembra che la controffensiva ucraina nella regione di Kherson stia andando avanti, anche se a bassa intensità”.

Il destino dell’Agenzia Ebraica a Mosca. È prevista per domani l’udienza alla Corte russa per decidere il futuro della sezione locale dell’Agenzia Ebraica, che il ministero della Giustizia di Mosca vorrebbe chiudere. La vicenda ha aperto una ulteriore frattura tra il Cremlino e Gerusalemme, allontanatesi progressivamente dopo la presa di posizione israeliana contro l’invasione dell’Ucraina. Come racconta Repubblica, il governo russo però “nega ogni legame tra la guerra e il caso contro l’Agenzia ebraica”. Per il portavoce del Cremlino la questione “non deve essere politicizzata o estesa all’intero spettro delle relazioni tra Russia e Israele”. Il Premier israeliano Lapid, molto critico con Mosca per il suo attacco all’Ucraina, ora “lavora per ricucire lo strappo”, rileva il quotidiano. “Meno si parla meglio è”, ha sottolineato il presidente Isaac Herzog, già direttore dell’Agenzia ebraica.

Verso le elezioni. Intervistato da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, l’imprenditore Carlo De Benedetti afferma che “la vittoria della destra alle prossime elezioni sarebbe una catastrofe”. In particolare punta il dito contro Meloni e Salvini. “La nostra destra – dichiara – è biecamente fascista e nazionalista. La Meloni ha detto in sostanza: abbasso Bruxelles, viva le nazioni. Il suo modello è Orbán. Con lei alla guida, l’Italia diventerebbe come l’Ungheria”. Rispetto a Salvini, De Benedetti ricorda di essere stato “querelato, quando gli diedi dell’antisemita. E ho vinto la causa”. Cazzullo chiede perché abbia dato dell’antisemita al leader della Lega. “Perché ha corteggiato Casapound e Forza Nuova. Se non sono fascisti quelli… Lui si è proclamato amico di Israele; ma una cosa è Israele, un’altra sono gli ebrei”, la replica dell’ingegnere. Del numero uno della Lega parla anche il direttore del Foglio Claudio Cerasa in un editoriale intitolato: “Solo Salvini può far perdere Meloni”. “Che dirà sulla Russia? Cosa combinerà sui migranti? Si tratterrà sull’euro? Eviterà di far ricordare cosa ha fatto con i gialloverdi?”, si chiede Cerasa, aggiungendo che “la trappola del Papeete è per Meloni un nemico più insidioso del campo aperto di Letta”.

Uri Orlev (1931-2022). È morto all’età di 91 anni lo scrittore israeliano per ragazzi Uri Orlev. Nato a Varsavia nel 1931, rimase orfano assieme al fratello durante la Shoah. Insieme i due furono deportati a Bergen-Belsen, riuscendo a sopravvivere fino alla liberazione del lager. Dopo la guerra si stabilì in Israele dove negli anni ’70 iniziò la sua carriera nel mondo della letteratura. “Uno dei più grandi scrittori per bambini”, il ricordo del Premier Lapid richiamato dal Corriere oggi.
“Alle giovani generazioni – sottolinea il quotidiano – ha raccontato la Shoah con il ritmo dell’avventura nei romanzi La bestia d’ombra (1976), Com’è difficile essere un leone (1979), editi in Italia da Salani come L’isola in via degli Uccelli (1981), considerato il suo maggior successo”.

Riscoprire Peres. Sulla piattaforma Netflix da alcune settimane è possibile vedere Il talento di sognare: la vita e gli insegnamenti di Shimon Peres, documentario dedicato al Premio Nobel per la pace israeliano. Tanti i protagonisti che ne raccontano la storia, dagli ex presidenti degli Stati Uniti Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama a voci della cultura pop come la cantante Barbara Streisand. Del documentario parla oggi il critico del Corriere Aldo Grasso, definendolo “molto interessante per ricostruire i negoziati di pace tra Israele e Giordania nel 1994, gli accordi di Oslo con il leader palestinese Yasser Arafat e, più in generale, la cooperazione tra arabi ed ebrei. Shimon Peres (1923-2016), la cui vita si intreccia con quella dello Stato Ebraico fin dalla sua fondazione nel 1948, è riuscito grazie al suo carisma a diventare un modello per le future generazioni, un leader amato e rispettato”.

Joseph Dan (1935-2022). Avvenire ricorda la figura del filosofo e teologo israeliano Joseph Dan, uno dei massimi esperti di mistica ebraica, studioso dei vari sistemi cabbalistici, morto all’età di 87 anni. “Era professore emerito di filosofia ebraica dell’Università Ebraica di Gerusalemme, dove ha insegnato per oltre 40 anni. Dan è stato il primo successore di Gershom Scholem sulla cattedra di misticismo ebraico nell’ateneo di Gerusalemme. I suoi studi – scrive Avvenire – sono stati apprezzati anche dal grande pubblico come testimonia il suo libro tradotto in dodici lingue La cabbalà. Breve introduzione (Raffaello Cortina, 2006)”.

Daniel Reichel