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Lavoro, diritti violati

“Lavora e chiede di essere pagata, presa a calci”, la sintesi nel titolo di apertura del Corriere della Sera di quanto accaduto a Soverato, in Calabria. Qui Beauty David, 25enne nigeriana, si era presentata dal titolare del ristorante per cui aveva lavorato per una settimana come lavapiatti, chiedendo il compenso pattuito. L’accordo, riporta il Corriere, era 615 euro, quasi 9 euro l’ora. “Ma lui me ne ha dati solo 200 (3 euro l’ora) e allora sono andata a chiedere il resto”, il racconto di David. Il titolare ha risposto alla richiesta minacciandola, insultandola e mettendole le mani addosso. Un’aggressione che la donna, madre di una bambina di quattro anni, ha registrato sul telefonino e denunciato ai carabinieri. La giovane, grazie soprattutto al video trasmesso in diretta, ha ricevuto solidarietà delle diverse forze politiche. “Il lavoro, che non deve in alcun modo somigliare alla schiavitù, si paga, sempre. Solidarietà a Beauty, gli inquirenti facciano luce sulla vicenda”, il commento di Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria. Il caso riapre il più ampio tema della tutela dei diritti dei lavoratori più precari.

Il futuro dell’Europa. Intervistato da Repubblica, l’intellettuale francese di origine polacca Marek Halter parla della sua preoccupazione davanti a un’Europa che descrive come “ostaggio dei profeti della paura” e dove “la difesa dei fragili non conta più”. “Il sovranismo – afferma Halter – non è altro che la paura dell’altro e il ripiegamento in una dimensione egoista, nazionalista. Abbiamo costruito un’Europa senza muri e senza dazi e invece ora i muri ricompaiono ai confini, contro i migranti, oppure tra Kosovo e Serbia. Ormai sembra ieri la caduta del Muro di Berlino che prometteva un’Europa nuova”. Secondo l’intellettuale riprendere in mano l’idea di costruire un’Europa solidale è l’unica chance per opporsi “alla Cina che è un regime, ma che ci ha superati nella gara tecnologica, o alla Russia autocratica”.

Libano in bilico. Sono passati due anni dalla terribile esplosione al porto di Beirut e, racconta la Stampa, poco o nulla si è fatto per ricostruire e per garantire giustizia alle vittime. “Dopo aver alimentato politiche clientelari e corruttive per decenni, dopo essere stato il simbolo della cattiva gestione delle élite politiche e della loro immobilità, dopo 200 morti e 6 mila feriti, la parte del porto esplosa due anni fa è crollata così come sta crollando il Paese. – riporta il quotidiano torinese – Nessuno dei problemi di governance che hanno portato ai tragici eventi di due anni fa è cambiato. La situazione è solo, lentamente e inesorabilmente, peggiorata”. In questo quadro disastrato, i media internazionali riportano anche come continuino le trattative proprio tra il Libano e Israele per risolvere la questione di un contenzioso sui confini marittimi.

Esercitazioni pericolose. Nelle scorse ore sono iniziate le esercitazioni militari della Cina in sei aree di mare intorno a Taiwan. Una ritorsione in risposta alla visita della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi all’isola, che vuole mantenere la sua indipendenza ma che Pechino rivendica come propria. Pelosi ha ribadito al presidente di Taiwan che gli Usa sono dalla loro parte: “Nel nostro Parlamento c’è uno schieramento bipartisan che vi sostiene”. Parole, scrive il Corriere, che sono sembrate “un messaggio rivolto anche a Joe Biden, al Segretario di Stato Antony Blinken e al capo del Pentagono Lloyd Austin, che fino all’ultimo hanno consigliato alla Speaker di saltare la tappa a Taiwan nel suo tour asiatico. – la ricostruzione del quotidiano – Pelosi, in sostanza, fa sapere: non sono venuta qui per un mio capriccio, ma perché esiste una spinta politica del Congresso che chiede di far di più per contrastare ‘gli autocrati’ Vladimir Purin e Xi Jinping”.

Razzismo. La magistratura che indaga sul caso di Alika Ogorchukwu, l’uomo ucciso a mani nude il 29 luglio scorso, ha escluso il movente del razzismo per l’omicida, Filippo Ferlazzo. Una conclusione contestata da Furio Colombo su Repubblica. “In altre parole, chiunque può perdere la testa in un brutto momento, ma uccidere a bastonate e strangolamento in quattro minuti un nero che irrita con la sua richiesta di attenzione e di una moneta, non è razzismo. La decisione, naturalmente, è uno scandalo perché da un lato contraddice in modo clamoroso i fatti accertati e provati. Dall’altra proclama autorevolmente l’inesistenza di un problema che, invece, da anni tormenta l’Italia e sta profondamente e pericolosamente crescendo”, sostiene Colombo. “La negazione del motivo razziale è così clamorosa – prosegue la firma di Repubblica – da far pensare a indicazioni scrupolosamente osservate sul negare il razzismo, per non dover parlare di troppi altri casi. Purtroppo la storia si ripete nei discorsi politici (anche autorevoli) e nei comportamenti dei media, che vedono (sul momento, e a volte, con grande enfasi) e non vedono nel rapidissimo passare del tempo e nello scomparire del fatto”.

Diritti e fine vita. Rischia fino a dodici anni di carcere Marco Cappato, l’ex europarlamentare e tesoriere dell’associazione «Luca Coscioni» che ieri mattina, come cinque anni fa per il caso di dj Fabo, si è autodenunciato a Milano per aver accompagnato la signora Elena, malata terminale di cancro ai polmoni, in Svizzera per il suicidio assistito. Lo scrive il Corriere, riportando come Cappato auspichi l’assoluzione come nel caso di dj Fabo, sulla base della la sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, Allora la Corte ritenne illegittima la parte dell’articolo 580 del codice penale che prevede la punibilità per chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio.

Segnalibro. Illustratore di fama internazionale, Aleksandar Zograf – pseudonimo di Sasa Rakezic – racconta al Messaggero la sua scelta di descrivere attraverso i disegni la guerra in ex Jugoslavia. Ricorda di aver rifiutato “l’arruolamento militare, perché consideravo impossibile combattere in Croazia contro quella che ritenevo parte della mia famiglia”. E poi porta come esempio di libertà la storia del nonno. “Era un sindacalista socialista che diede protezione a chi resisteva contro i nazisti nel Regno di Jugoslavia. Nascose alcune famiglie di ebrei perseguitati dal regime di occupazione. Dopo la liberazione di Belgrado nel 1944, non condivise l’imposizione del nuovo potere e finì in quanto dissidente politico nel confino dell’isola di Goli Otok”. Al periodo del secondo conflitto mondiale Zograf ha dedicato il suo ultimo lavoro: II quaderno di Radoslav e altre storie della II guerra mondiale, graphic novel pubblicato in Italia da 001 Edizioni.

Daniel Reichel