Il dossier Libri in valigia
Pagine per interrogarsi sull’identità

È sempre il momento per porsi la domanda racchiusa nel titolo del volume di Abraham Joshua Heschel Chi è l’uomo?. Una lettura che rav Giuseppe Momigliano, rabbino capo di Genova, racconta di aver fatto diversi anni fa e di aver ripreso in mano di recente. “Come dice il titolo, si parla del significato della vita. Aiuta a ragionare sull’identità dell’uomo. È un saggio, forse è uno dei meno conosciuti di Heschel, che avevo letto parecchi anni fa ed è stato interessante riaffrontarlo. Ci sono tutte le sottolineature che avevo fatto allora e c’è la dedica di una persona che oggi purtroppo non c’è più”. Un valore dunque anche affettivo. “È interessante perché Heschel parte da una riflessione più ampia sull’identità e l’essere umano e poi arriva ad analizzare aspetti del pensiero ebraico, ponendoli come universali. Lui ha tutta l’impostazione del hassidismo”.
Oltre al testo di Heschel, il rav spiega di essersi imbattuto in un grande classico della cultura italiana: I promessi sposi di Alessandro Manzoni. “In realtà non lo sto leggendo, ma ascoltando alla radio. Trovo interessante però provare a ripensarlo attraverso la prospettiva ebraica, analizzarlo riflettendo sull’effetto che ha avuto sul contesto dell’epoca, su quale pensiero abbia contribuito a far maturare. Capire la funzione che in qualche modo ha svolto sui lettori contemporanei e che influenza abbia avuto nei rapporti con la minoranza ebraica. Penso sia un’operazione utile per tutti i grandi classici”. Poi, altro spunto, le letture in ebraico di articoli dedicati ad analizzare, attraverso la Halakhah (la Legge ebraica) questioni di stretta attualità. In particolare il suo occhio è caduto su un tema legato alla politica sia italiana che israeliana: le elezioni e il comportamento dei candidati. “Ho letto un articolo sulla propaganda politica che si chiedeva fino a che punto sia legittimo fare determinate promesse. Se non ci sia il rischio che si cada, secondo la Halakhah, in un atteggiamento ingannevole. In particolare si parla del divieto per i candidati di fare doni o promesse personali agli elettori e di come sia ammesso solo presentare un programma più ampio e generale che tocchi la collettività”. Dunque vale la pena ricordarsi della tradizione ebraica anche mentre si guardano sfilare i diversi candidati, in Italia e in Israele, con le loro tante promesse elettorali. “Poi, in questo clima estivo, credo continui ad essere necessaria la riflessione sulla didattica della Shoah. Lontano dalle date più coinvolgenti emotivamente, forse possiamo, in particolare come mondo ebraico, guardare con maggiore distanza a cosa è stato fatto, a quali testi sono rimasti, quale lezione è stata compresa. E chiederci, anche alla luce di ciò che vediamo attorno a noi, se e in cosa abbiamo sbagliato e su quali letture fare riferimento”.