Dalla Russia a Israele, in cerca di casa

Costretto a trasferirsi in Israele, l’ex rabbino capo di Mosca rav Pinchas Goldschmidt ha descritto recentemente l’emozione di tanti nuovi olim (immigrati) dalla Russia: mi sento a casa, ma allo stesso tempo in esilio, il suo pensiero. Come il rav migliaia di persone hanno scelto la strada dell’aliyah dopo aver visto il proprio paese aggredire la vicina Ucraina. Tra queste, anche una illustratrice dal seguito internazionale come Anna Desnitskaya. Due settimane dopo l’attacco, Desnitskaya, il marito e i due figli hanno fatto i bagagli e hanno scelto di spostarsi in Israele da Mosca. Una scelta sofferta, ha raccontato l’illustratrice, che nel mentre ha cercato di ambientarsi alla nuova vita israeliana, integrandosi nel panorama culturale locale. Un impegno culminato nella sua prima esposizione a Gerusalemme in occasione dell’Outline Festival (17-23 agosto), rassegna dedicata al mondo dell’illustrazione nelle sue diverse declinazioni. Nella capitale israeliana Desnitskaya porta alcuni suoi famosi lavori dedicati al tema della “casa”, titolo della mostra. Nonché un richiamo anche alla sua condizione attuale piena di interrogativi: “Qual è il significato del concetto di casa? Dov’è casa? Può un paese straniero diventarlo? Quanto presto accadrà? E torneremo mai in Russia?”, sono le domande che si pone l’illustratrice, che a Gerusalemme propone un intreccio di lavori dedicati alle case israeliane, alla propria esperienza personale e una selezione di uno dei suoi progetti più noti: C’era una casa a Mosca (pubblicato in Italia da Donzelli).

Quest’ultima racconta l’evoluzione della Russia attraverso l’ambiente casalingo. Nell’illustrazione del 1919, ad esempio, viene presentato un appartamento buio, disordinato con i personaggi dai volti tristi. Nella casa del 1945, l’anno in cui finì la seconda guerra mondiale, l’ambiente invece è decisamente diverso: si vedono soldati che tornano dalla guerra, riabbracciano le famiglie, in un clima di sollievo. Si arriva fino alla caduta della cortina di ferro e del 1991. Ad Haaretz Desnitskaya, che ora vive a Karmiel, spiega che ora quelle illustrazioni dedicate all’evolversi della vita russa – tra guerre, rivoluzioni, grandi libertà e feroci oppressioni – acquistano un significato diverso. “Sono parte – afferma – della risposta al motivo per cui ho dovuto lasciare la mia città e cercare una nuova casa in un nuovo paese, e perché è stato così difficile”.
Il suo desiderio, come del resto anche quello espresso da rav Goldschmidt, sarebbe poter tornare in una Russia diversa. “Da qualche parte – immaginava Desnitskaya di recente, ricordando un viaggio programmato e poi cancellato a causa dello stravolgimento del conflitto voluto da Putin -, in un universo parallelo in cui la Russia non ha iniziato una guerra in Ucraina, potremmo andare in viaggio in Montenegro per un mese. Dopo un mese torneremo a Mosca, compreremo tutto per Nina per la prima classe. È un però un peccato che non siamo in un universo parallelo, ma in questo”.