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L’Italia segnata dal maltempo

Il maltempo che ha colpito ieri diverse regioni d’Italia è uno degli argomenti principali sui giornali di oggi. “Due morti e oltre 50 feriti solo in Toscana, centinaia di interventi dei Vigili del fuoco, danni all’agricoltura e stabilimenti balneari in Liguria e Versilia spazzati da raffiche fortissime – 150 chilometri all’ora a Fontana Fresca (Genova). È un bilancio pesante quello della perturbazione che giovedì si è abbattuta sul Centro-Nord, mentre al Sud si sono registrati incendi e temperature roventi”, la preoccupata sintesi del Corriere. Il quotidiano intervista il fisico Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici, che avverte: “Un’estate come questa potrebbe non essere una rarità”. E, nonostante quanto visto in questi mesi, l’argomento clima e ambiente rimane fuori dal dibattito politico.

L’accordo resuscitato. Il tentativo di ripristinare l’intesa sul nucleare iraniano sembrava ormai definitivamente fallito. E invece, riporta il Sole 24 Ore, “dopo anni di tira e molla, stop e ripartenze, c’è ora un testo che va bene a Teheran e sarebbe pronto per la firma americana. Potrebbe essere questione di ore”. “Siamo vicini come non mai a una soluzione”, il giudizio di Mohammad Marandi, capo negoziatore iraniano. Tra le richieste di Teheran agli Usa, spiega il quotidiano economico, la rimozione delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dall’elenco delle organizzazioni terroristiche. Punto su cui Washington non sembra voler cedere. A maggior ragione dopo che il fondamentalismo iraniano, con l’accoltellamento a New York di Salman Rushdie, ha dimostrato ancora una volta la sua pervasività. Il Sole, tornando all’intesa, afferma che in gioco c’è molto: “normalizzare i rapporti tra Iran e Occidente serve almeno parzialmente a sottrarre Teheran all’orbita russa. Serve anche a rassicurare Israele sullo sviluppo di armi atomiche”. In realtà, come racconta Libero, la bozza di accordo non piace a Gerusalemme. Il Premier Lapid lo ha detto sia al cancelliere tedesco Schulz sia agli emissari americani. Il nuovo testo lascia più concessioni a Teheran rispetto a quello del 2015 e per Israele è inaccettabile. Per questo, evidenzia Libero, Lapid ha ricordato ai suoi interlocutori che “Israele non è obbligato a rispettare alcun patto e farà tutto quello che è in suo potere per impedire che la Repubblica islamica si doti della bomba atomica”. In un approfondimento sempre del Sole si ricorda come nel 2015 l’allora Premier Netanyahu fosse profondamente contrario all’intesa poi siglata da Obama, mentre molti esponenti dell’intelligence israeliana la considerassero il male minore. Almeno, si legge, “per dieci anni le eventuali ambizioni di Teheran sarebbero state tenute sotto controllo”. Ora la situazione è molto cambiata: Trump è uscito nel 2018 dall’accordo, Teheran ne ha violato diversi termini, accelerando la sua corsa nucleare, e nel mentre si è aperta la crisi energetica legata alla Russia. Secondo il Sole proprio questa crisi – con l’Iran esportatore di gas e petrolio – sarebbe il motivo per cui l’intesa è stata resuscitata proprio ora.

Mediazioni e interferenze. Erdogan si accredita come il mediatore più autorevole tra Ucraina e Russia. A dimostrarlo, scrive il Corriere, il trilaterale svoltosi ieri a Leopoli con protagonisti il presidente turco, il presidente ucraino Zelensky e il segretario Onu Antonio Guterres. In cima all’agenda, la tutela dell’accordo per l’esportazione del grano ucraino e la pericolosa situazione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, da tempo in mano ai russi. L’Onu vorrebbe far arrivare gli ispettori per verificare la condizione della centrale, ma Mosca si oppone e vorrebbe pieno controllo sull’eventuale delegazione (Corriere). Intanto in Italia fanno discutere le ennesime provocazioni dell’ex presidente russo Medvedev. In un post su Telegram questi ha esortato gli elettori dei paesi europei a punire i governi che si sono opposti alla Russia. Un invito definito da diversi esponenti della politica italiana come una chiara interferenza.

Mosca e l’Agenzia ebraica. Arriva in un’aula di tribunale il braccio di ferro tra Russia e Israele sulla scelta di Mosca di chiudere gli uffici locali della Agenzia ebraica. La non profit ha avuto per anni il compito di facilitare il rientro degli emigrati in Israele ma ora è accusata di non specificate violazioni della legge russa. II ministero della Giustizia russo presenterà oggi le sue accuse davanti ai giudici (Venerdì di Repubblica).

Matrimoni. Il primogenito del re giordano Abdallah, il principe Hussein, si sposerà con Rajwa al Saif, figlia di un facoltoso uomo d’affari saudita. Secondo il Corriere “un matrimonio tra l’erede al trono di Giordania e una figlia dell’Arabia Saudita simboleggia i nuovi legami politici che disegneranno il futuro di una regione strategica per il mondo intero ma attraversata da infinite tensioni e inimicizie”. Il quotidiano interpreta dunque la notizia del matrimonio come una ulteriore svolta positiva per l’area, con il consolidamento dei rapporti tra Amman e Riad. E aggiunge. “Se gli Accordi di Abramo hanno aperto scenari che pochi anni fa sembravano impossibili da concepire, il riavvicinamento di due pilastri della stabilità nella regione non potrà che facilitarne la crescita”.

Intervistati e intervistatori. “Se fossi fascista, direi che sono fascista. Non ho mai parlato di fascismo, invece, perché non sono fascista. Nel Dna di Fratelli d’Italia non c’è nostalgia per fascismo, razzismo o antisemitismo. C’è invece un rifiuto per tutte le dittature: passate, presenti e future”. È quanto affermato Giorgia Meloni in un’intervista al britannico The Spectator, settimanale conservatore. A firmare l’intervista, Nicholas Farrell, giornalista inglese che vive a Predappio e nel 2006 ha pubblicato in Italia una biografia dedicata a Mussolini. Al di là di questo, sempre il Corriere spiega che nell’intervista allo Spectator, Meloni propone “paletti per le imprese di immigrati”.

Passato e presente. Secondo Giovanni De Luna, lo sforzo degli storici deve essere “di definire quali sono gli elementi delle destre che abitano il nostro tempo che sia utile leggere nel segno” dell’esperienza fascista, “indipendentemente dal fatto che li si definisca o meno fascisti”. In questa prospettiva secondo De Luna sono da analizzare “le radici lontane di posizioni affiorate nelle destre di oggi che assumono tratti marcatamente biopolitici proprio nel momento in cui propongono un concetto di popolo come di una comunità omogenea, delimitata su base nazionale ed etnica e chiusa nei confronti di tutti quelli che si considerano stranieri”.

Insulti razzisti. “Qui il razzismo è strisciante: dagli sguardi dietro il bancone del bar ai ripetuti controlli della Polizia. L’Italia è un Paese nel quale chi è nero deve dimostrare quotidianamente, in un modo o nell’altro, che appartiene alla propria comunità. Ieri ho ricevuto una brutale e violenta valanga di insulti e minacce razziste, ma non c’è niente di “sporco e schifoso” nel mio coraggio, a 19 anni, di decidere di venire in Italia, né nella scelta di voler proseguire il mio percorso professionale salvando vite nella medicina d’urgenza. È tutto limpido e splendido, nella mia nerezza e nelle mie radici Bamileke, di cui sono orgoglioso”. Così Andi Nganso, medico 35enne che lavora al pronto soccorso di Lignano, vittima di un vergognoso episodio di razzismo da parte di un uomo di sessant’anni, arrivato in ospedale con presunte lesioni multiple. “Quell’uomo mi ha detto: preferivo due costole rotte che un negro come dottore”, il racconto di Nganso.

Demenza digitale. Nel 2020 sui propri profili social Raffaele La Regina, oggi candidato nelle liste del Pd, scriveva “In cosa credete di più: legittimità dello Stato di Israele, alieni o al mollicato di Mauairedd? E perché proprio al mollicato?”. Un’uscita, scrive oggi il Giornale che ha ritrovato il post, da cui emerge “evidente l’intento di mettere in dubbio il diritto all’esistenza di Israele”. “La Regina – prosegue il Giornale – ha chiuso il suo profilo Facebook, eppure la gaffe anti-israeliana meriterebbe un supplemento di riflessione da parte di una forza politica, il Pd, da sempre schierata a difesa dello Stato di Israele”.

L’operazione in Cisgiordania. In un lancio di agenzia si riporta come l’esercito israeliano abbia perquisito e poi chiuso in Cisgiordania gli uffici di 7 organizzazioni palestinesi ritenute legate al Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp). L’iniziativa dell’esercito ha seguito la decisione del ministro della Difesa Benny Gantz di ratificare la scelta compiuta l’anno scorso che ha messo fuori legge le organizzazioni. Le organizzazioni prese di mira sono le stesse che il ministero della Difesa israeliana ha accusato di legami terroristici nel 2021. Gli Usa si sono dichiarati “preoccupati” e hanno chiesto spiegazioni al governo israeliano.

Segnalibro. Sul Venerdì di Repubblica si ripercorre la storia della scrittrice Irène Némirovsky (1903-1942), presentando il suo volume pubblicato di recente in Italia da Adelphi, Tempesta in giugno.

Daniel Reichel