I rom e la destra sovranista
Riprendendo con il proprio smartphone una donna Rom, un esponente di un determinato partito ha “consigliato” che se non vogliamo vedere più Rom in giro il 25 settembre sarà necessario appunto votare il suo partito. Dopo poco il “video appello” è stato cancellato e definito dall’autore una “bischerata”, la solita boutade – da destra a sinistra sembra il tic di questa campagna elettorale: si afferma qualcosa in un video o con un post e poi si rimangia il tutto.
Ciò che però resta in sospeso e sarebbe illuminante sapere è dove secondo l’esponente del partito in questione dovrebbero finire dal 26 settembre le persone di cultura o origine Rom (comprese quelle di nazionalità italiana da generazioni), una volta quindi allontanate dai “decorosi” centri urbani. Lo stesso esponente ha poi precisato in seguito in un’intervista riportata dall’agenzia Ansa che “i problemi si risolvono con le ordinanze, le leggi, le forze dell’ordine, e quindi – ha ribadito anche il segretario dello stesso partito – con gli sgomberi dei campi rom”. Non è ben chiaro innanzitutto perché far parte della nazione Roma dovrebbe costituire per qualcuno un “problema”, ma poiché per la destra sovranista tra i principali problemi del paese ci sarebbero proprio l’emigrazione e i campi rom, la domanda rimane, quale sarebbe la proposta di questa parte politica? La ricetta appunto è sempre quella di incrementare il numero delle forze di polizie nelle strade, di sgomberare, di espellere, di aumentare pene e numero di detenuti nelle carceri, e di “chiudere” nuovamente i porti (come se fosse poi davvero possibile). Medesimi metodi da applicare per il contrasto delle baby-gang – dove è stata a tal punto riproposta la reintroduzione della leva militare! -, contro spaccio e tossicodipendenza, e tutto ciò che prende da tempo il nome di “degrado urbano”. Insomma, nella speranza che soluzioni più drastiche non siano neppure pensate, alla base permane sempre l’idea che si possa “nascondere la polvere sotto il tappeto” mettendo sempre più ai margini individui percepiti come “vite di scarto”. Sembra che a nessuno venga in mente che tutto ciò che l’emarginazione crea dovrebbe essere contrastata riflettendo sulle diseguaglianze insite nella nostra società, con la cultura e l’istruzione, con il dialogo e l’incontro tra le diverse comunità, con la lotta al potere della mafia e della criminalità organizzata, con la deghetizzazione dei quartieri periferici, con progetti inclusivi di quartiere. Ma soprattutto è necessario prendere consapevolezza di far parte di un’unica società, un unico mondo, dove non possono esistere altri pianeti in cui allontanare o rinchiudere persone che qualcuno ritiene “indesiderate”.
Francesco Moises Bassano
(9 settembre 2022)