Il Talmud in Corte costituzionale
“Pilastro della nostra società”

“Le corti costituzionali sono le corti dei diritti. Siamo quindi nel posto giusto per presentare un’opera discriminata per secoli”. È il benvenuto di Giuliano Amato, il presidente della Corte, al Talmud. Da ieri i primi volumi stampati nell’ambito del progetto di traduzione in italiano hanno trovato accoglienza nella biblioteca. Una circostanza celebrata con un pomeriggio di approfondimento per parlare del progetto in corso come di uno “strumento di inclusione interculturale” al servizio della collettività. In questo senso, ricorda Amato, il Talmud è un riferimento “civile, morale e giuridico”. Introdotto e moderato dalla docente di diritto costituzionale comparato Benedetta Barbisan, l’incontro si è aperto con alcune riflessioni del presidente del comitato d’onore Gianni Letta. Nel suo intervento Letta ha definito il Talmud uno degli atti costitutivi “della cultura italiana ed europea”. La sua traduzione rappresenta pertanto un atto necessario “che va a colmare una grave lacuna”. Mario Patrono, Consigliere d’amministrazione del progetto, ha evidenziato come “l’etica giudaico-cristiana sia tra le sorgenti della civiltà” e come dall’ebraismo “arrivi un contributo fondamentale per l’affermazione dell’idea di giustizia”. Posizione condivisa da Michel Rosenfeld, professore di diritto e democrazia comparata a New York, che si è detto affascinato “dalla sua sofisticazione legale e dalla ricchezza delle sue discussioni nel merito”. A rivendicare l’importanza del lavoro svolto finora, premiato anche attraverso una medaglia della Presidenza della Repubblica, la direttrice Clelia Piperno. “Il progetto – ha detto – è anche una storia di profonda inclusione; un cammino non facile, ma sempre arricchente”. Tre i compagni di viaggio: “Scienza, coscienza e conoscenza”. E un riconoscimento crescente non solo in Italia. “Il Talmud è stato presentato anche all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La nostra più grande soddisfazione”, sottolinea Piperno. A concludere il pomeriggio rav Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma e presidente del progetto. “Senza Talmud non c’è cultura ebraica”, la sua attestazione. La sua opinione è che il lavoro di recupero in atto potrà rivelarsi un contributo prezioso per l’intera società italiana. Un contributo, ha evidenziato, “che porterà diversità e complessità”.