Il mondo ebraico e la società

La peculiarità della Parashat ki tavò consiste nelle berakhot e nelle kelalot che il Signore rivolge al popolo: le benedizioni e le maledizioni.
Moshè, che ama la terra di Israele, nonostante non possa entrarvi, mette in guardia il popolo, avvisandolo di fare in modo di non perderla mai.
Le kelalot hanno un contenuto a dir poco agghiacciante, soltanto per colui che le legge. Ci si domanda, però:
Se il popolo ebraico non può essere maledetto perché è benedetto, (secondo ciò che il Signore dice a Bilam, mandato da Balak a maledire Israele) perché quel brano di Torà è allora chiamato così e contiene simili espressioni? La parola “kelalà, che viene tradotta comunemente
“maledizione” può anche derivare dal termine “kal – leggero”; ossia considerare chi non si comporta correttamente, da poco conto.
Quindi, spiegato ciò possiamo dedurre che tutte le kelalot che la Torà elenca nella nostra parashà, non sono altro che seri ammonimenti, con cui il Signore mette in guardia il popolo, nel caso di non osservanza delle mitzvòt; il popolo, mantenendo alta la sua immagine, diffonde l’idea di popolo speciale, per essere esempio da seguire, da tutti gli altri.
Più uno gode di alta considerazione, più rischia di essere additato e criticato, se commette anche il minimo errore. Il popolo ebraico è definito “Goi Kadosh”, per questo ha il dovere di comportarsi in funzione al suo alto ruolo nella società.

Rav Alberto Sermoneta