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Il convegno in corso ai Lincei
“Vito Volterra, gigante del ‘900”

Il grande matematico, capace di intuizioni formidabili. Ma anche l’intellettuale antifascista che pagò il coraggio di una scelta, il rifiuto a firmare il giuramento di fedeltà al regime, con un progressivo allontanamento dal centro della vita scientifica e culturale del Paese. Fino alle infami leggi razziste del ’38 che segnarono un’ulteriore tappa verso la marginalità, due anni prima della morte. Ha preso il via stamane, presso l’Accademia Nazionale dei Lincei, un convegno internazionale in tre giornate volto a celebrare il lascito di Vito Volterra. Rinviato due volte a causa della pandemia, avrebbe dovuto svolgersi nel 2020. Nel centenario, cioè, della sua presidenza dell’Accademia. Istituzione nelle cui stanze si avverte ancora l’eco del suo impegno.
“Due fatti – scriveva Volterra – ho voluto mettervi davanti agli occhi: l’avvicinamento tra il pubblico e gli uomini di scienza, dovuto allo stato d’animo che negli uni e negli altri ingenera il sentimento scientifico dominante nel mondo odierno; e la grande crisi che agita oggi tanti rami del sapere. All’uno e all’altro di essi corrispondono nuovi bisogni della umana società, bisogni cui ogni Paese deve soddisfare se non vuole che si arresti o languisca la propria vita intellettuale”. Si è partiti anche da qui nel tracciarne il poliedrico profilo, esaltato anche nella mostra di acquarelli “La funzione del mondo” allestita nei pressi della sala della conferenza: ad emergere, una tavola dopo l’altra, il crescente interesse che questa figura a lungo dimenticata è stata in grado di suscitare nelle nuove generazioni. “Volterra è una personalità nota anche tra i giovani e in aree apparentemente lontane dalla ricerca scientifica”, ha esordito il presidente dei Lincei Roberto Antonelli nel rendergli omaggio. Uno scienziato eccelso. E più in generale “un grandissimo italiano del Novecento, un esempio di dirittura morale”.
Per Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica e presidente del comitato organizzatore dell’iniziativa, quella di Volterra “fu una personalità a tutto tondo, sia per l’attività scientifica che nei suoi interventi politici”. Una figura che, per la vastità degli interessi, merita pertanto l’attributo di ‘multidisciplinare’. Da qui, da questa ricchezza, la necessità di un convegno di vasta estensione. “Non era possibile sintetizzare in minor tempo. Parlare di Volterra e di cosa ha significato richiede questa ampiezza”, l’apprezzamento di Parisi. Altra istituzione in cui lasciò il segno fu il Consiglio Nazionale delle Ricerche, da lui fondato nel 1923. Così la sua presidente Maria Chiara Carrozza: “Ricordiamo uno scienziato visionario e che ha lavorato per una società fondata sulla collaborazione e la conoscenza”.