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La Giornata a Verona
Convivenza, fra tradizione e innovazione

Alla cerimonia ufficiale della Giornata Europea della Cultura Ebraica a Verona erano presenti numerose autorità civili, religiose e militari che hanno portato il loro saluto. Tra queste, particolarmente gradita è stata la presenza del neosindaco Damiano Tommasi.
Nel pomeriggio di domenica, tra le iniziative organizzate per la Giornata, è stata molto apprezzata la conferenza di Riccardo Mauroner dal titolo: “Convivenza tra tradizione e innovazione”. Il professore, prezioso collaboratore culturale della comunità, entrando immediatamente in argomento ha parlato del significato, troppo spesso frainteso, dell’aggettivo sionista che purtroppo oggi “ha finito per essere soffocato dai continui attacchi del pregiudizio antisemita, della censura …e di una perfino compiaciuta quanto squallida demonizzazione”.
Ha poi evidenziato come l’avventura del sionismo “tra l’epopea e l’abisso, tra sogno ideologico e pragmatismo sul campo” è stata una storia nata nel cuore dell’Europa nella mente visionaria di uomini, lavoratori e intellettuali europei. Lungi, come sta succedendo da tempo, da focalizzarsi sul solo conflitto israelo-palestinese, la storia del sionismo ha contribuito ad affrontare alcune domande fondamentali dei secoli XX e XXI: il rapporto tra studio, civiltà e progresso; lingua e nazione; dimensione religiosa e società secolarizzate; rapporto tra masse e potere; riti e forme culturali del politico nelle società massificate; rapporto tra risorse naturali del territorio e risorse umane; il farsi e disfarsi delle idee e dei modelli di convivenza multietnica.
Un percorso, quello affrontato dal prof Mauroner, che prendendo spunto dall’esperienza esemplare in Kibbutz (1938-1948) raccontata da Giorgio Voghera in Quaderno di Israele recentemente ripubblicato a cura di Alberto Cavaglion e ricordando i vent’anni della pubblicazione del capolavoro di Amos Oz, Una storia d’amore e di tenebra, è andato al cuore delle stagioni culturali che hanno portato uno stato così piccolo a diventare fonte di innovazione in tutto il mondo; una sorta di “Israel Valley” sorella minore della più grande Silicon Valley. Una grande vocazione umana e culturale tradottasi in una avventura ingegneristica tale da portare uno stato a un tale livello di progresso che non esiste quasi un settore High Tech o Clean Tech dove non vi sia almeno un prodotto studiato, progettato e realizzato da un’impresa israeliana.A conclusione del suo intervento l’oratore ha letto una lettera di una sua allieva, Nicoletta Di Bernardo (clicca qui).
È stata anche l’occasione per ricordare Lucia Forneron Roditi, per tantissimi anni presidente della sezione veronese di Italia Israele. Lucia si era fatta promotrice di un concorso per viaggi di istruzione in Israele e la bravissima Nicoletta aveva vinto il premio. Si innamorò di quel paese e in questi mesi ha coronato un suo sogno, unendosi ad un gruppo di ricerca presso l’Istituto Weizmann. In chiusura della giornata, che ha visto confluire in sinagoga centinaia di interessate persone, l’Agadà Klezmer Trio ha allietato, applauditissimo, il pubblico con melodie kletzmer e israeliane.

Bruno Carmi