Meloni e il “male assoluto”

Il fascismo fu il “male assoluto”? La domanda, posta ieri a Giorgia Meloni a Rainews24, ha ottenuto questa risposta: “Ero dentro An quando Fini ha fatto quelle dichiarazioni, non mi pare di essermi dissociata”. Diversi giornali ne scrivono, facendo riferimento anche ad altre affermazioni di giornata (a partire dalla conferma del suo sostegno a Vox, l’inquietante forza della destra spagnola). Questa ad esempio La Stampa: “Giorgia Meloni strizza l’occhio all’autocrazia di Orban sanzionata dall’Europa e sostiene i nazionalisti spagnoli di Vox nostalgici della Falange; però dice di essere sempre stata d’accordo con le dichiarazioni fatte da Fini a Gerusalemme nel 2003 quando definì il fascismo ‘il male assoluto’: e nel frattempo dimentica di chiedere scusa per aver sostenuto qualche anno prima l’esatto contrario”. Confusione da tatticismi preelettorali, si incalza, “quando un voto vale più di un’abiura”. Così invece Furio Colombo (Repubblica): “Quasi negli stessi giorni della Svezia che ospita la memoria hitleriana come valore e come modello, c’è il voto rabbioso e orgoglioso di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini a sostegno e difesa del fascismo di Orbán, contro tutta la maggioranza del Parlamento europeo”. Non dimenticate, scrive ancora l’ex parlamentare e ideatore del Giorno della Memoria, “che Giorgia Meloni, candidata a guidare l’Italia, ci dice che il ‘traffico umano’ dell’immigrazione (quelli con i bambini che muoiono in mare di fame e di sete) sono il grande affare di un ungherese ebreo nemico di Orbán, da cui Orbán stesso ha avvertito subito Salvini e Meloni di stare in guardia”. Il Corriere segnala una certa agitazione in casa Rai dopo che il filosofo Bernard-Henri Levy, ospite del programma Il cavallo e la torre, ha parlato di pericolo fascista in caso di vittoria della destra. Un duro attacco, si legge, che “ha già prodotto un tentativo di riequilibrio”.

Nuovi apprezzamenti internazionali per Mario Draghi, vincitore a New York del premio come “Statista dell’anno” della Appeal of Conscience Foundation (ad assegnarglielo il rabbino Arthur Schneier). Repubblica riporta la laudatio pronunciata dall’ex segretario di Stato Usa Henry Kissinger: “È diventato primo ministro – il suo encomio – quando il Presidente italiano ha deciso che aveva bisogno di un leader che, pur essendo al di sopra delle parti, fosse rispettato dai partiti. Era sicuro che qualsiasi proposta gli avesse presentato sarebbe stata basata su un’analisi del buon risultato da raggiungere e dell’interesse nazionale”. Draghi è poi intervenuto all’assemblea generale delle Nazioni Unite, evidenziando come la guerra in Ucraina e le crisi ad essa associate abbiano “messo a dura prova la coesione” tra Paesi. È proprio in questo contesto difficile, ha esortato il premier, di cui La Stampa riporta ampi stralci del discorso, “che è necessario ritrovare lo spirito di cooperazione che ci ha permesso negli scorsi anni di affrontare insieme altre sfide non meno dure”. Nella giornata odierna, sempre a New York, è previsto un incontro tra Lapid ed Erdogan. Si tratta, segnala il Fatto Quotidiano, del “primo faccia a faccia tra i leader di Israele e Turchia dal 2008”. 

Silvana Sciarra è la nuova presidente della Corte Costituzionale. Nel suo primo intervento ha menzionato la giudice della Corte suprema Usa, ebrea, attivista e paladina dei diritti Ruth Bader Ginsburg, scomparsa nel 2020, portandola ad esempio: “La collegialità è ascolto – ha detto – e voglio citare una frase di Ruth Bader Ginsburg: combatti per le cose in cui credi ma fallo in modo da indurre gli altri a unirti a te. La passione di chi combatte si deve trasformare in confronto”. 

Morto in Ucraina il 27enne Benjamin Giorgio Galli, arruolatosi in marzo per sostenere l’esercito di Kiev contro l’aggressione russa. “Benjamin è un eroe. Un grande eroe. Che ha sacrificato la sua giovane vita per la nostra Europa. Perché l’Europa non è un concetto astratto: l’Europa è storia, tradizione, è la democrazia, è l’unione di popoli diversi”, le parole dei genitori al Corriere. A Repubblica il padre dice: “Mio nonno fu ragazzo del ’99, mio padre eroe in guerra. Mio suocero fu deportato a Terezin, io e mia moglie siamo ebrei. Sappiamo cosa vuol dire combattere per la libertà”. 

Dilaga in Iran la contestazione al regime. “Che una ciocca di capelli questa volta sia il motore di un cambiamento? Non è mai detto. Tra l’altro – riporta La Stampa – mentre la vicenda sta scuotendo l’opinione pubblica internazionale, il presidente iraniano Ebrahim Raisi si trova a New York per rivolgersi per la prima volta all’assemblea generale dell’Onu”. 

Fiamma Nirenstein, sul Giornale, parla del libro di Gadiel Gaj Taché (Il silenzio che urla, ed. Giuntina). Un testo che, scrive, “spiega l’impossibile condizione di sopravvissuto, che è un essere umano incatenato al passato, che non può più credere nella vita, che si sente depresso, colpevole, timoroso, catturato in una rete”. E il trauma fisico micidiale “che lo ha tenuto per mesi fra la vita e la morte, e poi preda di strazi ospedalieri”. 

Sul Corriere Roma l’ex portavoce della Comunità ebraica Ester Mieli, candidata al Senato con Fratelli d’Italia, sostiene: “Il prossimo Parlamento sarà eletto sui valori fondanti della nostra Costituzione, nata dalla Liberazione e avrà certamente tra le priorità il lavoro, la famiglia, il benessere e la cultura per dirne alcuni, accanto alla lotta alle ingiustizie di ogni genere. Mi fido di Giorgia Meloni perché è coerente”. 

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(21 settembre 2022)