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Era un giorno di festa

Ho partecipato all’anteprima della visione del documentario “Era un giorno di festa” sull’attentato del 9 ottobre 1982 alla sinagoga di Roma, compiuto dal terrorismo palestinese, che causò l’assassinio del piccolo Stefano Gaj Taché e il ferimento di quaranta persone. Va subito scritto che è un lavoro ben fatto. Confezionato con cura dall’associazione “9 Ottobre 1982”, composta da Micol Anticoli, Daniel Di Porto, Joseph Di Porto, Ariela Piattelli, Gadiel Gaj Taché, Angelo Vivanti, Alex Zarfati ed Enea Perone, con ritmo e fluidità di descrizione e scelta mirata degli intervistati, con una carrellata di contributi che arricchiscono la Memoria di quel tragico giorno. Non solo prendono la parola i feriti superstiti, e i testimoni diretti di quei minuti drammatici indimenticabili. Anche medici e rappresentanti delle forze dell’ordine ricordano quelle ore disperate in cui il soccorso immediato prevenì un bilancio più drammatico dell’attacco terroristico.
Ci sono voluti ben quarant’anni per un lavoro giornalistico e multimediale, compiuto all’interno della Comunità, su quell’attentato che la colpì profondamente. È vero che nell’ultimo ventennio ci sono stati dei passi ufficiali importanti che hanno celebrato quel triste giorno: l’intitolazione di un Largo dedicato a Stefano da parte dell’amministrazione Veltroni, l’inserimento del piccolo nelle vittime del terrorismo grazie all’azione del Presidente Napolitano, il ricordo di quell’attentato espresso, con viva partecipazione, nel discorso di insediamento del primo mandato del Presidente Mattarella, e infine la desecretazione di alcuni documenti coperti da segreto di Stato. Forse è stata necessaria la vitalità di una nuova generazione, cresciuta dopo quell’attentato, per un’elaborazione lucida ed estrema voglia di conoscenza di ciò che accadde. Forse, anche incoraggiati dai riconoscimenti del mondo politico, sopraindicati, i curatori del docufilm hanno offerto al pubblico un lavoro minuzioso di ricerca che nel presente è elaborazione culturale e diviene Memoria. Ma il movente e le cause principali, che hanno messo in moto la produzione di questo prodotto, vanno rintracciate nella ricerca di una riparazione di una giustizia che a fine degli anni Ottanta sentenziò con la condanna, peraltro mai scontata, e la colpevolezza di un solo imputato. Scartando con superficialità indizi riaffiorati nel corso dei decenni nelle carte con verità e impetuosità disarmanti.
Per cui il documentario si rivela una solida base di supporto documentale per affrontare quella battaglia che è appena iniziata sulle responsabilità giudiziarie dell’attentato: sia sull’organizzazione e l’esecuzione dell’attacco, visto che dal lontano 1989, anno in cui si svolse il processo sono emersi nuovi elementi significativi; e sia sulle omissioni di vigilanza della sinagoga in quella mattina del 9 ottobre, mai riconosciute in sede penale, che favorirono indirettamente l’attentato antisemita.

Jonatan Della Rocca, giornalista

(29 settembre 2022)