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L’imbarazzo del regime

La solidarietà della nazionale iraniana alle donne vittime di repressione ha messo in ulteriore difficoltà il regime. L’iniziativa, diventata virale, è stata presa “dopo 12 giorni di proteste, almeno 41 morti, migliaia di persone arrestate, tra cui 30 giornalisti, denunce di violenze e percosse in carcere, Internet staccato dalla rete globale, pressioni sui media, gli artisti e le famiglie” (Repubblica). Per il Sole 24 ore, che apre sul messaggio di Raisi al Paese, tra nuove minacce e aperture poco credibili, “quando un presidente della Repubblica ricorre ad un discorso televisivo per cercare di placare una protesta di massa forse la ‘primavera iraniana delle donne’ una vittoria l’ha già strappata”. Anche se, si aggiunge, “i presupposti perché non vada a finire bene sono ancora intatti”. Il Foglio racconta di un nuovo Iran. Espressione di “una generazione che non ha paura e che ha capito: non si può morire per una ciocca di capelli”. La rivolta contro il velo, scrive La Stampa, “è diventata una rivolta generale”. Ragazzi e ragazze. Studenti universitari e figure dell’establishment. E “persino i calciatori della nazionale”.

“Questo paese ha bisogno di parlare dei problemi concreti dei cittadini. Lasciamo la Storia agli storici. Il fascismo è morto con l’uccisione di Mussolini” dice al Foglio il pronipote Caio Giulio Cesare Mussolini. Per il discendente del dittatore fascista, militante da tempo in Fratelli d’Italia, il 25 Aprile sarebbe una festa “divisiva” e quindi indispensabili si renderebbero alcuni correttivi “per arrivare a una sorta di pacificazione nazionale”. Su Avvenire la soddisfazione dell’ex portavoce della Comunità ebraica romana Ester Mieli, eletta in Senato con il partito di Giorgia Meloni, di cui si ricorda il nonno Alberto “deportato ad Auschwitz”.

Confronto in Comune, a Genova, dopo il caso della barzelletta antisemita in sinagoga. Il Secolo XIX parla di “caso chiuso”, evidenziando però come questa vicenda abbia lasciato il segno “nei rapporti fra amministrazione comunale e comunità ebraica genovese”. Nel suo intervento la presidente Raffaella Petraroli ha sottolineato infatti come la comunità esiga rispetto e considerazione ben diversi “da quanto si è manifestato”.  

Il Foglio si sofferma sugli ultimi numeri dell’emigrazione in Israele. “Gli immigrati provenienti da Russia e Ucraina hanno rappresentato quasi il 75 per cento” di quella che, analizzando i dati, viene definita “una aliyah senza precedenti”. A seguire, come Paesi di provenienza, “Stati Uniti, Francia ed Etiopia”.

Repubblica Roma segnala la proiezione del documentario “Era un giorno di festa” a cura dell’Associazione 9 ottobre 1982. “A 40 anni dall’attacco non è stata fatta ancora luce. Noi non dimentichiamo”, il monito del rabbino capo rav Riccardo Di Segni in apertura di serata.

Su Avvenire si parla dell’ultimo romanzo di Joshua Cohen ispirato alla famiglia Netanyahu. Il libro, vincitore in primavera del Pulitzer, “ha tratti ironici da commedia, ma è anche, insieme, una lezione di storia, una conferenza accademica, una riflessione sui conflitti culturali e religiosi degli ebrei americani”.

Il Corriere presenta il primo romanzo del giornalista Paolo Del Debbio, basato su una storia vera: il massacro di alcuni religiosi della certosa di Farneta nel settembre del ’44. Una eroica comunità “che proteggeva ebrei, antifascisti e fuggiaschi”.

“Un diario di ricordi, un viaggio dentro la memoria di una piccola comunità ebraica italiana. Con una sua identità e storia che andrebbe tramandata alle generazioni future”. Così il Tirreno nel recensire un libro di sonetti sulla Pisa ebraica a cura di Piero Nissim. 

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(29 settembre 2022)